giovedì, 27 ottobre 2005

Categoria : finanza, informazione, fiat




le velineee!

 

Standard & Poor's declassa IFIL, cassaforte degli Agnelli, e come si comportano gli organi di informazione?

Il Corriere della Sera ci intrattiene sul debito dimezzato in casa FIAT.

IlSole24ore ignora l'accaduto

Kataweb Finanza (gruppo l'Espresso) pensa che IFIL sia un'agenzia di stampa

Il downgrade riflette la crescente concentrazione delle
azioni Fiat nel portafoglio di Ifil, l'imprevedibile strategia societaria
e la mancanza di visibilita' sulle scelte future di gestione.

Milano Finanza ignora le veline e traduce il comunicato ufficiale

Il testo del provvedimento




Postato da Uncas il 23:03
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martedì, 25 ottobre 2005

Categoria : contratto promotori, consiglipergli acquisti




Jack Fly

ABSTRACT: ... "L'hai visto anche tu come mi hanno ridotto. Lo so cosa rischio, ma non posso permettere che questi banditi la facciano franca ancora una volta. Tradiscono, impunemente, la fiducia dei loro collaboratori e dei loro clienti. Non riesco ad accettarlo. Mi ribolle il sangue anche solo a pensarci,. non è più una questione di soldi. Non accetto che la Nattan possa permettersi di non rispettare leggi e regole e farla franca. Se fossi un delinquente, sono sicuro li ammazzerei con le mie mani" ...

Un financial thriller nel quale, come si dice, in questi casi, ogni riferimento a nomi o luoghi è puramente casuale ... ma le situazioni sono terribilmente verosimili acquistalo qui




Postato da Uncas il 10:19
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lunedì, 24 ottobre 2005

Categoria : politica, informazione




YUPPI DU

Da ragazzino (lo scorso secolo) avevo una maglietta gialla con il simbolo di Yuppi Du, la canzone / LP di Adriano Celentano da cui fu tratto anche un film, che nel disincanto faceva il verso ai mali della modernità.

Per questo sono rimasto realmente schifato dell'enfasi data dal grande cantante alla grottesca notizia che da giorni girovagava nel WEB ripresa solo da pochi: io non penso di vivere in un paese dove non si possa scrivere in libertà, nè in un paese dove non si possa pubblicare in libertà, nè in un paese dove l'informazione sia in mano a belzebù, come vorrebbe farci credere qualcuno.

Ma queste cose, meglio di me, le dice DAW, nel suo blog, da cui prendo un post a prestito:

Le cose che non ti ho detto.

1) Corriere della Sera, pagina delle cronache milanesi. Si torna sulle pesanti accuse di Celentano al Sindaco del capoluogo lombardo Gabriele Albertini: sotto accusa lo storico ed epocale progetto della zona Fiera, vinto dagli architetti Libeskind, Zaha Hadid e Idozaki, che prevede la costruzione di tre grattacieli e varie zone dedicate al verde. Il Sindaco di Milano si è già difeso da solo nei giorni scorso ("vedremo se tra dieci anni resteranno le parole di Celentano o le nostre opere"), ma oggi sul Corriere interviene Renzo Piano. L'architetto di fama mondiale si schiera dalla parte di Celentano e sostiene che Milano non ha bisogno di grattacieli ma di parchi e giardini.
Le cose che non ti ho detto: Renzo Piano (reduce dal voto alle Primarie del centrosinistra) aveva presentato un progetto alternativo (poi bocciato) per la zona Fiera. Com'era questo progetto? Pieno di verde, parchi e giardini? Ma no, c'erano i soliti grattacieli.

2) Torniamo un attimo sulla classifica stilata da Freedom House riguardante la libertà di informazione nel mondo. Secondo l'associazione l'Italia è "parzialmente libera" e occupa il settantasettesimo posto insieme a Bolivia, Bulgaria, Mongolia e Filippine.
Celentano, come sappiamo, ha rilanciato questa classifica usandola per sferrare un durissimo attacco contro Silvio Berlusconi e la maggioranza di governo del centrodestra, colpevoli - fa capire il Molleggiato - di imporre censure all'informazione.
Le cose che non ti ho detto: sapete perchè l'Italia si trova in compagnia di Bolivia, Bulgaria, Mongolia e Filippine? Sapete perchè è al settantasettesimo posto? Facile, perchè il senatore e giornalista Lino Jannuzzi è stato condannato al carcere. Chi è Jannuzzi? E' un senatore, guarda un po', di Forza Italia. Curioso, veramente curioso scoprire che la libertà di informazione in Italia è parzialmente libera perchè un giornalista del centrodestra viene condannato al carcere, e scoprire che non è colpa di Santoro, Biagi e Luttazzi....
Comunque, non preoccupiamoci più di tanto: Jannuzzi è stato graziato dal presidente Ciampi, e così l'anno prossimo l'informazione italiana tornerà "totalmente libera" e l'Italia farà un grosso balzo in alto nella classifica di Freedom House. Tutto questo l'anno prossimo, con il governo Prodi, of course.




Postato da Uncas il 16:46
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lunedì, 24 ottobre 2005

Categoria : ebook, luomo daffari




prosegue la pubblicazione del "libro bianco" sulla promozione finanziaria

terza parte

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“Sa sparare?”
“Sì!”
“Prenda un fucile”

Eliot Ness – The Untouchables – Brian de Palma 1987


SELEZIONE E RECLUTAMENTO
Non appena entrato in contatto con il mondo della finanza, mi chiesi perché l’attività con cui un istituto di credito cerca nuovi professionisti del risparmio gestito, financial planners, consulenti globali, personal advisor, private bankers o come altro fantasiosamente si definisce chi fa il mio lavoro, fosse definita “reclutamento” anziché praticantato che all’epoca era anche la definizione che figurava nelle leggi e nei regolamenti.
La cosa si chiarì nel corso dei successivi colloqui con i funzionari di Maneggia Sim: dopo il ragionier Scappatoia mi incontrai con il capo area Corto Braccino: la domanda principale, nel corso della chiacchierata, fu “se lei si sposasse, quanti amici inviterebbe al matrimonio?”
Mi resi conto che la principale preoccupazione non era la valutazione delle mie capacità e delle mie qualifiche, ma la consistenza del mio “entourage”. Il dottor Braccino (lo chiamavo dottore, ma scoprii ben presto che si era diplomato con trentasei al locale istituto professionale, settore lavorazioni tessili) infatti, intendeva valutare a quanti cugini, zii, nonni avrei potuto proporre e far sottoscrivere uno di quelli che all’epoca si chiamavano “servizi innovativi”.
La selezione andò benissimo: ero forte, infatti, di quindici cugini maschi e tre femmine, ventidue zii, tre nonni viventi, e quattro prozii “potenzialmente miliardari” (in lire, visto che l’esordio dell’euro era ben lontano). Corto era prossimo all’orgasmo, i suoi occhietti azzurri e puntuti come spilli brillavano nella penombra del tardo pomeriggio e, giuro, per un momento pensai di vedere il simbolo della lira scorrere al posto della palpebra fra un battere di ciglia e l’altro.
Il reclutamento, pardon, la selezione, era a buon punto.
Si arrivò così alla mia presentazione al successivo colloquio che, curiosamente, Braccino continuava a chiamare “recruting step”.
Entrai nell’aula del corso come se stessi sostenendo un esame universitario, avevo affrontato i vari colloqui con ironia e più per curiosità che per altro: laureato da trenta giorni avevo principalmente il desiderio di capire in cosa consistesse un colloquio di assunzione. Andando avanti con la selezione – reclutamento, però, vuoi per i grandi guadagni fantasticati dai vari funzionari di Maneggia Sim, vuoi per il fascino intrinseco della libera professione, mi ero fatto venire l’acquolina in bocca, logico che mi presentassi al corso “di analisi dei mercati” (così era sontuosamente chiamato) con una certa aspettativa.
Solo in seguito realizzai che il mercato ad essere analizzato era la cerchia dei miei amici e conoscenti.
Nell’aula trovai una ventina di persone che avevo via via occhieggiato per i corridoi della sede centrale durante i precedenti colloqui. Ci fecero sedere su sedie scomodissime e per due giorni un oratore abbronzantissimo e piacione ci intrattenne sui bisogni delle famiglie italiane e sul mercato enorme che questi bisogni, uniti ad una propensione al risparmio smisurata e, per certi versi, patologica, apriva alla professione emergente del Promotore di servizi finanziari in Italia.
Mi è sempre piaciuta la statistica, soprattutto le anomalie statistiche che, spesso, hanno portato alle più importanti scoperte dell’umanità. Passai le due giornate a studiare i miei nuovi “compagni di scuola” e durante le pause caffè scoprii alcune cose abbastanza singolari.
Dei venti presenti diciotto erano ancora a carico dei genitori e in cerca della prima occupazione.
Nessuno aveva fatto studi specifici nel settore finanziario.
Tre erano laureati.
Dei quindici maschi, dodici dichiararono di essere desiderosi di formare una famiglia.
Le cinque donne presenti negarono qualunque legame sentimentale con chicchessia.
E, quel che è più importante, nessuno, alla domanda “per quale motivo le piacerebbe intraprendere la professione di Promotore Finanziario?” rispose “per i soldi”, me compreso.
Cominciai a capire allora perché la selezione veniva chiamata reclutamento (ma anche perché la carriera di misurasse a gradi e il mercato fosse un target ovvero un bersaglio): l’importante era l’entourage, così come per un soldato l’importante è il tiro utile, la capacità di raggiungere il “nemico” ed infliggere più “danni” possibile.
Si spiega anche l’alto numero di persone a carico dei genitori: l’umiliazione di essere ancora a carico avrebbe spronato molto più del desiderio di affermare una professionalità e, d’altro canto, avrebbe ben abbassato le pretese dei futuri professionisti, visti i pochi impegni da onorare; si spiega anche il perché le donne sentimentalmente libere erano adatte quanto gli uomini desiderosi di metter su famiglia: le prime avrebbero fatturato per affermare la propria indipendenza, i secondi sarebbero stati spinti dal bisogno e dal senso di responsabilità; inoltre il disinteresse dichiarato, avrebbe ben motivato i promotori finanziari nei momenti peggiori, consolandoli con l’illusione di avere una missione da compiere.
Quanto al titolo di studio … vi rimando ai prossimi capitoli.

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Il venditore, meno sa, più vende;
più vende, più guadagna;
più guadagna, meno si lagna.

Maneggia Sim – Mission Aziendale - 1994


VENDERE, VENDERE, VENDERE!
“Carissimo, mi risulta che a fine ottobre, in tutto l’anno, hai venduto solo due Pensionissima ®. Non mi dilungo a parlarti delle strategie societarie, che ti sono senz’altro note visti gli innumerevoli messaggi che l’Azienda ci dà.
Neanche quindi a ricordarti che cosa significhi concretamente essere di “Maneggia Sim”
Ti ricordo solamente che l’Azienda ha posto un target minimo di quattro contratti, relativamente a Pensionissima ®, per non considerare “automaticamente” fuori il proprio “collaboratore” (?).
Spero che questa mia possa servirti per riconsiderare la tua operatività e modificarla al fine di raggiungere quegli obiettivi minimi che ti possano permettere di essere considerato “dei nostri” e di ritenere valide, giuste, e con un possibile futuro di successo le scelte che hai fatto a suo tempo.
p. Vito l’Impunito, la segretaria”

La lettera arrivò di martedì mattina in un grigio mattino di inizio novembre, per posta elettronica, mentre l’ufficio stava ancora indugiando (erano appena le 9.30) fra la tradizionale spedizione punitiva al bar e il commento alla chiusura della borsa di Tokio. Il panico prese i destinatari della missiva. Il fatto che il capo del distretto non si abbassasse nemmeno a firmarla, per alcuni significava essere entrati di diritto nella cerchia dei paria di Maneggia Sim: quei collaboratori che attendono la pensione (se vicina) o un rialzo di borsa, come un campo riarso aspetta un temporale estivo.
Vito l’Impunito, l’ingegner Vito l’Impunito, si era guadagnato i galloni di capo distretto dopo che, tre anni prima, scrivendo una lettera molto simile a questa e facendola recapitare via fax dalla segretaria (la posta elettronica non era stata ancora inventata), aveva ottenuto che i quaranta destinatari della missiva fatturassero nel giro di una settimana, quanto non erano riusciti a fare in tutto il resto dell’anno.
Per questo fu chiamato in seguito a presiedere importanti riunioni formative per spiegare agli altri venti responsabili di distretto la strategia commerciale che lui stesso definì “mano d’acciaio in guanto di ferro con faccia di bronzo”.
Ovviamente il suo titolo di studio non era servito a nulla all’interno dell’azienda, ma poiché, come ingegnere, non sapeva distinguere un tubo Innocenti da un palo della luce, aveva scelto di darsi all’alta finanza e di risparmiare al mondo l’ennesimo crollo di palazzina per cedimento strutturale con morti e feriti.
Pensionissima®, invece, era il nuovo piano pensionistico fiscalmente deducibile, che fruttava alla Maneggia Sim circa il 135% del vantaggio che traeva il cliente. Era il più caro fra i piani pensionistici del mercato, per molti si trattava di una scommessa persa in partenza, invece, grazie anche a lettere come quella di Vito, aveva consentito di ottenere una quota di mercato che faceva invidia al gruppo Colonnelli Spa, l’azienda leader del settore della previdenza integrativa.
Ovviamente il panico che aveva afferrato l’ufficio produsse due conseguenze: i destinatari della lettera strisciavano rasente al muro con la paura di essere riconosciuti mentre spulciavano l’elenco clienti alla ricerca dei possibili sottoscrittori di Pensionissima®; quelli che non avevano ricevuto la lettera si chiedevano come mai il pimpantissimo e brillante Vittore il Pianificatore sedesse in stato faraonico (nel senso di mummificato) di fronte al proprio computer sul cui monitor, da mezz’ora circa, scorreva inesorabile il salva schermo di Windows.
Alle 10,22, dopo 52 minuti esatti di coma vigile, Vittore si riscosse dalla sua condizione con un urlo che agghiacciò l’intero stabile, “io lo denunciooo!” e sparì fra il disappunto generale e lo sbigottimento dei tre clienti presenti che si affrettarono a snocciolare in sequela le tre scuse tipiche “ci devo pensare”, “si sposa mia figlia”, “non ora più tardi” e uscirono frettolosamente stringendosi il portafoglio.
Seppi in seguito che Vittore si era effettivamente recato alla vicina stazione dei Carabinieri, lì il Maresciallo Fiammella, appreso l’accaduto, si era limitato ad evidenziare che la provenienza del messaggio non era univoca (la giurisprudenza, infatti, non considerava alla stregua di una vera firma l’indirizzo del mittente di una e-mail).
Inoltre Vito non era nato il giorno prima e la firma apposta in sua vece dalla segretaria aveva comunque l’effetto di spostare l’eventuale azione penale da lui alla poveretta che, al massimo, se la sarebbe cavata con un licenziamento in tronco (e due – tre anni di stipendio sottobanco di buonuscita) per aver eseguito male un ordine del suo datore di lavoro.
Vittore passò direttamente dall’ufficio del Maresciallo Fiammella all’ambulatorio del dottor Mario Sistole, noto cardiologo, che lo mise a riposo per un paio di settimane certificando uno stress ovviamente pregresso e risparmiandogli le ire del management immediatamente e perfidamente messo al corrente del suo comportamento anti-aziendale dai cari colleghi.
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Si intende lavoro di squadra
quando sono altri a sbrigare il tuo.

Ragionier Spremuta

Ora la cosa più importante è il lavoro di squadra.
Il che significa: fate tutto quello che vi dico.

Rocky Rhodes - Galline in Fuga - 2000


IL GIOCO DI SQUADRA
A proposito di colleghi, quando arrivava una lettera come quella dell’ingegner l’Impunito, era normale ricordarsi i molti corsi aziendali dedicati al senso di appartenenza ad una azienda etica e fortemente indirizzata all’uomo, altamente incentivante per il professionista, assolutamente rispettosa del cliente e delle sue esigenze: in due parole orientata al gioco di squadra.
La squadra, normalmente, veniva evocata al momento di condividere un grande sforzo, la fatica del secolo o il grande balzo in avanti.
Mai una volta che abbia visto o sentito ricorrere a questa metafora nei momenti in cui le difficoltà dei mercati o un momentaneo insuccesso, portavano un collega a percepire provvigioni miserande o, quanto meno, inadeguate persino a garantire quel minimo di aplomb cui i dirigenti di Maneggia Sim sembravano tenere tanto.
Lo stesso ingegner l’Impunito era solito evocare la battaglia di Little Big Horn dove, a suo dire, la prima preoccupazione dei soldati accerchiati dagli indiani era quella di tenere alta la bandiera del reggimento, cosicché, se il portabandiera cascava, subito uno mollava il suo fucile e afferrava l’asta del vessillo da sventolare.
Il gioco di squadra, lo sappiamo tutti, non salvò i capelli del generale Custer.
A noi tutti riusciva, peraltro, molto difficile pensare a questo poveraccio che lasciava l’unica arma di difesa del proprio scalpo, ma guardavamo indulgenti (e deferenti) il nostro superiore con lo stesso sentimento che prova il bambino di fronte al nonno che gli ripete per l’ennesima volta di quando è tornato a piedi dal fronte russo.
Quando capitavano episodi come la lettera a Vittore, perciò, il gioco di squadra era il primo riferimento.
Solo che non scattava l’umana solidarietà che tutti si aspetterebbero, tipo pacca sulla spalla: la conseguenza era, anzi, esattamente opposta.
Con la sua assoluta “mancanza di iniziativa”, infatti, Vittore metteva nei guai un po’ tutti: abbassava le medie di rendimento dell’ufficio; ci faceva sentire in colpa per aver collocato a mani basse venti Pensionissima® a testa senza andare troppo per il sottile e senza chiederci se il cliente ne aveva poi bisogno; in ultima analisi l’inettitudine de il Pianificatore deprimeva il prezzo del titolo aziendale alla borsa valori.
E infatti Paulista l’Analista, vispo collega di origini brasiliane, evidenziò che, proprio in concomitanza alla comunicazione dei deprimenti dati di produzione di Vittore, il titolo aveva perso il 2% in un colpo solo.
Ce n’era a sufficienza per segnalare il comportamento antisportivo di Vittore e improntare l’azione agli schemi di gioco cari al Milan di Rocco che, lo dico a beneficio dei ventenni, faceva sì risultato, ma a scapito di tibie, peroni e caviglie degli avversari.
Sta di fatto però che, non si sa se più stimolato dal disprezzo dei colleghi o dalle minacce dei capi, Vittore si mise a collocare polizze ai propri clienti come fossero caramelle, promise rendimenti del 13%, assicurò la deducibilità fiscale anche ai nullatenenti, cancellò dai contratti le norme relative alle penalità in caso di risoluzione anticipata del contratto ed umiliò Mario Riscatto, noto stakanovista del prospetto informativo stabilendo un nuovo record di produzione.
Record peraltro mai omologato perché al successivo esame di controllo dell’ufficio ispettorato, risultò che Vittore aveva falsificato diciannove firme.
Di queste, cinque erano di clienti che, accolte le scuse e l’assegno di risarcimento di Vittore, ritirarono il reclamo, tredici erano di parenti stretti di Vittore che, forse inteneriti dal ricordo di averlo visto con i pantaloni a “zompafosso”, lasciarono correre.
Tanto, prima o poi, “una polizza l’avrebbero fatta comunque”.
L’ultima firma, però, apparteneva al ragionier Benito Leonigro, impiegato all’ispettorato centrale del Ministero di Grazia e Giustizia che, vuoi per il ruolo professionale, vuoi per l’ingombrante e quadrimascelluto nome di battesimo, vuoi per il livore di essere stato gabbato dopo aver letto e riletto il prospetto informativo (il poveretto non sapeva di avere per le mani una versione riveduta e corretta con bianchetto e computer) interruppe la sonnacchiosa calma dell’ufficio sillabando e sibilando un rancoroso “non voglio i soldi, voglio giustizia”.
E giustizia ottenne, o almeno così pensò.
Dopo due mesi di indagini interne, Vittore, con una brillante promozione – rimozione, fu spedito presso la sede centrale a predisporre i corsi di formazione per i consulenti previdenziali, e al ragionier Leonigro arrivò una lettera di scuse in cui si evidenziava che il promotore era stato rimosso dall’incarico.
Del resto la CoNSoB (la Società preposta alla vigilanza dei mercati e alla difesa dei piccoli risparmiatori) aveva declinato la propria competenza in materia di investimenti previdenziali, rimbalzando la palla al TriRR (Tribunale Regionale del Risparmio) che aveva evidenziato una propria carenza di giurisdizione in favore della AuRA (Authority del Risparmio e delle Assicurazioni) …
Mentre le autorità di controllo si consumavano di rimando in rimando la Maneggia Sim decise di far cambiare aria a il Pianificatore e di utilizzarlo al meglio anche perché, cosa non da poco, ben tredici polizze su diciannove erano state perfezionate con profitti e soddisfazione per tutti.
Fu così che per Vittore si chiuse una finestra e si spalancò un portone (lui diceva con enfasi un arco di trionfo) alla faccia del ragionier Leonigro che, ancor oggi, va affermando con soddisfazione “l’ho fatto cacciare!!!”.

3 - continua

leggi il resto del libro




Postato da Uncas il 11:39
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giovedì, 20 ottobre 2005

Categoria : bpl , investor education, finanza comportamentale, consiglipergli acquisti




il virus dei polli

La gripe del pollo se extiende por Asia

in borsa, ogni volta che uno vende c'è un altro che compra ... ed entrambi pensano di aver fatto un affare.

Sono articoli come questo o come quest'altro  che contribuiscono a creare una razza eletta di vacche da macello (il parco buoi si diceva una volta) o meglio, dico io per essere più d'attualità, di polii in batteria.

"Le borse europee hanno bruciato poco meno di 120 miliardi di euro in una sola seduta" è la classica frase che non dice niente ma, allo stesso tempo, sottintende: "alla larga, state lontani dalla finanza, cacca cacca cacca!!"

E così il pollo di turno, con la vista annebbiata da distorisioni percettive e statistiche che meritano attenzioni maggiori dell'indice della fiducia dei risparmiatori tedeschi, si barcamena fra paura di prenderle e consigli interessati (BPI più giù di così non può andare ... dirà qualcuno oggi).

Così facendo l'investitore perde di vista l'unico aspetto su cui ha una conoscenza completa e dal quale potrebbe trarre i veri insegnamenti: "chi sono, cosa mi serve e, soprattutto, perchè risparmio?"

Rispondere a questi quesiti sarebbe il primo vero vaccino alla pandemia dilagante, quella sì capace di bruciare sogni e ricchezza.

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Postato da Uncas il 08:06
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martedì, 18 ottobre 2005

Categoria : antonveneta, bpl , banca ditalia, ricucci, fiorani, faziogate




faziosi, fazisti e antifazisti

anna falchi.JPG

sono solito scrivere notizie partendo, come faccio nel mio lavoro, da dati di fatto, da conti, da elementi incontrovertibili.

Anche nelle vicende più intricate mi sono abituato a stare ai fatti e a lasciar perdere le chiacchiere o le prese di posizione ideologiche e aprioristiche.

Pertanto nella nuova decisione della Banca d'Italia sulla scalata BPI / Antonveneta, resto un po' spiazzato dal capire quali "elementi nuovi" si siano aggiunti al quadro della situazione delineato in precedenza, situazione che avrebbe dovuto impedire fin da subito di autorizzare la scalata ...

Forse l'unico vero elemento nuovo è la vicenda giudiziaria che riguarda il Governatore - che oggi sappiamo essere indagato - insieme agli avvisi di garanzia che hanno raggiunto praticamente tutti i protagonisti ...

Come ha detto il prodigioso imitatore domenicale di Stefano Ricucci "Ahò, t'o dico 'n codice: 'a pasta s'è scotta ..."

fb




Postato da Uncas il 08:22
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sabato, 15 ottobre 2005

Categoria : filosofia, contratto promotori, consiglipergli acquisti




la fuga

In un sabato come questo ci si impigrisce per forza ... si ciondola fra la casa e il giardino cercando di sistemare quei piccoli lavoretti lasciati indietro per giorni: la scrivania da riordinare, la tenda rotta. Si coglie un po' d'uva, dolcissima in questo sole d'autunno e si pensa che invece è bello che esistano le mezze stagioni, come questa, in cui ti siedi al sole col maglione di lana e assapori  la giornata come se non dovesse mai arrivare niente da fare.

E' così che ho ripensato ad un bel libro letto due anni fa, "la morte in banca" e al tema della fuga, come se in una giornata come questa ci sia comunque l'esigenza di scappare da qualcosa.

Per colmo di pigrizia il post lo mando in onda a reti unificate ...

«Il tema del mio primo romanzo, La morte in banca, è quello della fuga dalla quotidianità. Il protagonista non tollera il mondo in cui vive, dominato dalla “vita pratica”, e fugge verso una vita intellettuale segreta: la vera vita è per lui quella che viene la sera, dopo il lavoro, quando finalmente può dedicarsi alle attività per lui più appaganti. Ma la maturità consiste nell’accettare il fatto che le due esistenze sono una sola realtà. Altrimenti la vita resta prigioniera di un’illusione deformante. Nel secondo romanzo, Il giocatore invisibile, si parla di una persona assente. Che è ancora una forma di fuga. Il tema, qui, è la mancata realizzazione di sé, la lotta con un nemico sconosciuto che è dentro di noi. Il protagonista, professor Daverio, si uccide per il “no” di una donna, ma prima di farlo scrive una lettera anonima. In questo gesto, espressione di uno stato adolescenziale dal quale il professore non sa uscire, altri riconosceranno il segno della propria incompiutezza: uno stato di malessere diffuso che diviene acuto, e perciò consapevole, a opera di un uomo che vi soccombe. Per tutti i protagonisti di questo libro, la cultura rappresenta un fine (e quindi una fuga) e non un mezzo per conoscere meglio la propria condizione. Viene così tradito il senso stesso della cultura».

Giuseppe Pontiggia - intervista - 2002

L'immagine è tratta dal film "quattro biglietti di banca" - Joel Coen - 1996




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venerdì, 14 ottobre 2005

Categoria : finanza, intercettazioni, antonveneta, rcs , coppola, bpl , banca ditalia, ricucci, statuto giuseppe, unipol, faziogate




segnalAZIONI

Puntata del 16 ottobre 2005 Ore 21:00

Da dove vengono tutti questi soldi!

di Paolo Mondani Economia
Antonveneta, Bnl e Rcs. E i loro protagonisti.
A cominciare dagli immobiliaristi Ricucci, Coppola e Statuto a proposito dei quali: come hanno fatto tutti quei soldi in così poco tempo? La cronaca comincia ad aprile e tutte le vicende sono state seguite fino a pochi giorni fa, in una ricostruzione minuziosa degli intrecci che ruotano attorno al sistema bancario italiano, e della costante violazione delle regole. Vedremo i loro conti, i loro affari, le loro proprietà. Paolo Mondani ha incontrato banchieri, capitani d’impresa, testimoni, analisti e fonti anonime che ci hanno raccontato i dietro le quinte delle tre scalate. Saranno analizzati i documenti delle società anonime e dei fiduciari con sede in Svizzera, Lussemburgo e Stati Uniti.
Dalla ragnatela alla fine emergono gli obiettivi della Banca Popolare Italiana di Giampiero Fiorani, le prospettive di Unipol su Bnl, e prendono forma le ombre che hanno appoggiato il tentativo della scalata di Ricucci in Rcs.
Infine la vicenda delle intercettazioni e del Governatore della Banca d’Italia. Il discredito internazionale che ha coinvolto le istituzioni economiche del nostro paese. Le ragioni che hanno portato le procure di Milano e Roma a indagare. Il ruolo svolto dalla politica in relazione agli affari che contano che ha spinto molti a porre una nuova questione morale. E una domanda: perché il provvedimento sulla tutela del risparmio che staziona da due anni in Parlamento, non è ancora stato approvato?

 


 

se i conti che ho fatto qualche mese fa non sono sbagliati ... Ricucci sta finendo i quattrini, sembra che abbia già dovuto presentare nuove garanzie ...




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giovedì, 13 ottobre 2005

Categoria : ebook, luomo daffari




ilpromotorecolori.jpg

Itzhak Stern - Mi faccia capire. Loro metterebbero tutto il denaro,
io farei tutto il lavoro, lei, mi scusi la domanda, che farebbe? -
Oskar Schindler - Mi accerterei si sapesse che la fabbrica è operante,
vedrei di farle avere una certa rinomanza.
È il mio specifico … non il lavoro, non il lavoro: la presentazione. -

Schindler’s List - Steven Spielberg – 1993


CONFLITTO DI INTERESSI
Vi sono interessi confliggenti su cui si porta continuamente l’attenzione dell’opinione pubblica paventando i problemi scatenati dal contrasto fra il tornaconto privato e la funzione pubblica di questo o quel personaggio. Di recente (seguendo uno sport tutto italiano) si è invocata una nuova legge ad hoc in materia ignorando che le leggi vigenti sono largamente inapplicate.
Le imprese e i professionisti che si occupano di risparmio non sono immuni da questo vizio che, in definitiva, consiste nel perseguire allo stesso tempo più finalità (interessi) non sempre conciliabili (conflitto).
Elenco tre esempi di ciò con l’avvertenza che tali sono e non hanno né la pretesa né (purtroppo) la speranza di essere esaurienti.
Obbligazioni a rischio: la quasi totalità delle società di gestione (SGR) è collegata ad una Banca che a sua volta ottimizza le proprie risorse servendosi di una Società Vita.
Se fossi un manager di quelli pagati 50.000 euro al mese direi che “così il risultato sinergico del bancassurance planning consente una politica di embedded value di gruppo e un total shareholder return positivo”.
Poiché sono un semplice operatore del mercato mi limito ad osservare che l’ottimizzazione delle risorse concede l’indiscutibile vantaggio di risolvere la pianificazione finanziaria di una famiglia nel rapporto con un solo professionista (che può collocare mutui, finanziamenti, investimenti, previdenza).
Dal punto di vista del gruppo di banca - assicurazione sono consentite anche alcune azioni, diciamo così, strategiche che combinano gli interessi della Banca con quelli della SGR e con quelli della Compagnia Vita … anche se non sempre con quelli della clientela.
I gestori dei fondi comuni di investimento obbligazionari, per dirne una, sono alle prese ogni giorno con il dilemma dell’efficienza delle obbligazioni che stanno comprando: il rischio/rendimento sarà corretto? L’obbligazione che sta scadendo sarà rimpiazzata da una altrettanto conveniente? Il denaro derivante da nuova raccolta sarà investito in modo redditizio?
Per rispondere a queste domande questi signori (i gestori) si affidano a programmi informatici che ogni giorno evidenziano quali obbligazioni scartare e quali acquistare seguendo vari parametri, ma preferendone principalmente due: il rischio e il rendimento.
E allora quando un’obbligazione diviene un po’ troppo rischiosa per essere mantenuta in portafoglio (diciamo che stanno per arrestare con l’accusa di associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta l’amministratore delegato della società che l’ha emessa) o rende troppo poco per consentire, oltre all’interesse che il cliente si aspetta, anche un margine per pagare la SGR, un programma del computer fa accendere una lampadina che suggerisce al gestore di vendere quel titolo. Avviene così che quella obbligazione finisce nel famigerato paniere titoli, il listino da cui gli operatori di sportello di una banca devono (e sottolineo devono) pescare i titoli qualora il cliente avanzi la bizzarra idea di acquistare un’obbligazione in proprio (il mai troppo vituperato “risparmio fai – da – te”).
Fu così possibile per il direttore della Maneggia Sim (la società di intermediazione per cui lavoravo all’epoca) dichiarare trionfalmente: “i nostri fondi obbligazionari non avevano in portafoglio nessun titolo dell’Argentina al momento della dichiarazione di default grazie alle sinergie di gruppo” (traduzione = poco prima del fallimento i nostri computer ci hanno avvertito per tempo che era giunto il momento di metterli nel “paniere titoli” della banca del gruppo per far sì che il risparmiatore fai – da – te si rovinasse con le proprie mani)
L’intero sistema bancario, del resto, si è “accontentato” di 60 milioni di euro per non stringere il cappio al collo del famoso finanziere e manager agro – alimentare – calcistico che ha collocato, aiutato dallo stesso sistema bancario, 1.100,oo mln di euro di obbligazioni - spazzatura ai soliti ignari risparmiatori. Alcuni, a onor del vero, avevano ricevuto un chiarissimo prospetto informativo redatto in lingua inglese.
Si è realizzata così quella che qualcuno ha definito “la funzione pedagogico – premiale delle bastonate”.
Si realizza però anche una “sinergia” (ma meglio si può dire “un conflitto di interessi”) che consente alla Sgr di liberarsi (normalmente a prezzi superiori a quelli che la vendita “in blocco” consentirebbe di spuntare) delle obbligazioni pericolose e dall’altra parte di farle entrare nel portafoglio dei clienti che qualche mese dopo (danno e beffe) si sentiranno dire “faceva meglio ad affidarsi al risparmio gestito” …

Contest: ogni promotore di servizi finanziari, che sia alle dipendenze di una banca, di una Sim o presti la propria opera come agente, conosce questa parola che in inglese significa competizione, gara.
I contest aziendali sono comuni alle reti commerciali di tutti i settori e, una volta di più, evidenziano la doppia anima che il sistema attuale attribuisce al venditore – professionista.
Di recente, in un settore diverso merceologicamente, ma affine dal punto di vista commerciale, la cronaca ha evidenziato in modo drammatico quanti guasti i contest abbiano portato nel servizio di assistenza medica statale, quanto questo sia costato ai cittadini e quanto abbia specularmente fruttato ai medici di base e alle industrie farmaceutiche.
Da quando opero nel settore (1994) ho visto contest di tutti i tipi con premi che vanno dalla maglietta al motoscafo d’altura, dal premio in denaro alla crociera da sogno.
I promotori finanziari prediligono i contest in denaro, per due buoni motivi:
1. Il denaro si può spendere come si preferisce acquistando beni di cui si ha effettivamente bisogno (e non l’ennesimo inutile aggeggio elettronico);
2. il valore e il premio coincidono, il trattamento fiscale è lineare.
Sta di fatto che la predilezione che i promotori accordano ai premi in denaro è direttamente proporzionale a quella che le banche accordano ai premi in natura, mi spiego con un esempio:
se il promotore Vittore il Pianificatore vince un contest aziendale in denaro (mettiamo per € 1.000,oo) la banca sottrae alla somma le ritenute di legge (Irpef, EnAsARCo, ecc.) e liquida la differenza (circa € 850,oo), ma deducendo l’intero importo (€ 1.000,oo) come costo aziendale, il promotore incassa il premio e va a comprare (per un importo equivalente) il nuovo, fiammante, indispensabile, irrinunciabile, telefonino di quarta generazione che, grazie al navigatore GPRS consente di interagire con l’ascensore del cliente per non sbagliare piano quando ci si reca ad un appuntamento.
Se Vittore il Pianificatore, invece, vince un contest in natura che consiste nel nuovo, fiammante, indispensabile, irrinunciabile, telefonino di quarta generazione di cui sopra, la sua azienda lo compra all’ingrosso (probabilmente insieme ad altri 100 telefoni uguali) magari ottenendo uno sconticino (mettiamo del 20%, ma normalmente è ben più alto) infine ne trasferisce al promotore la proprietà a prezzo di mercato più le ritenute di legge (Irpef, EnAsARCo, ecc.); a questo punto il promotore riceverà un pagamento di circa 1.000,oo euro trasformato seduta stante in un premio mentre l’azienda dedurrà il costo della fattura come costo aziendale.
Ricapitolando (scusate i conti un po’ complicati):
CASO A premio in denaro: l’azienda deduce ed esborsa €1.000,oo che finiscono (tolte le ritenute di legge) al promotore come un normale pagamento.
CASO B premio in natura: l’azienda compra per € 680,oo (€850,oo – 20% di sconto) un telefono, lo trasferisce a prezzo di mercato (€ 850,oo) al promotore dopo aver versato la ritenuta di acconto IRPeF e aver assolto i versamenti alla cassa di categoria (EnAsARCo) deduce l’intero importo (circa €1.000,oo); il promotore riceve un premio che vale € 850,oo, ma fattura € 1.000,oo e deve ancora pagare il saldo IRPeF ed effettuare i versamenti INPS.
Per l’azienda esborso = € 830,oo (costo reale dell’infernale aggeggio + Irpef, EnAsARCo, ecc.) deduzione fiscale = € 1.000,oo … come far rendere il proprio denaro il 20,48% e vivere felici.

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In tutto questo cosa c’entrano i clienti?
Niente, sembra, invece sì.
Il fatto è che, come dicevo, i contest aziendali prevedono premi a fronte del raggiungimento di certi obiettivi di produzione (fatturato, raccolta, numero di nuovi clienti, ecc.).
Se dunque il consulente, per vincere il contest, ha bisogno di collocare altre due polizze, potrebbe capitare che tale collocamento abbia poco a che vedere con le esigenze dei due clienti e sia molto più determinato dal desiderio di vincere un premio il cui valore, talvolta, può superare l’intero compenso di un anno di lavoro.
Quanto incidono i contest sul fatturato di un promotore?
Dipende, alcuni direttori commerciali indicano in 30% la parte di “remunerazione premiale” normale per un promotore con dieci anni di attività, altri arrivano a dire il 50%.
È certo che vincere una berlina di grossa cilindrata o un motoscafo d’altura può essere uno stimolo tanto a lavorare bene quanto a lavorare male.
Quanto incide sul portafoglio dei clienti e sulle scelte di investimento?
Dipende dalla professionalità del promotore e non nel senso che il promotore professionalmente corretto non vince i contest, ma nel senso che la qualità è un’abitudine e non un obiettivo perseguibile a posteriori.
La soluzione: vietare i contest aziendali?
Inserirne i contenuti nel prospetto informativo?
Depositarne i regolamenti presso la CoNSoB?
Come al solito la soluzione potrebbe essere una via di mezzo delle tre prospettate: vietare i premi superiori ad un certo valore, obbligare le aziende ad offrire sempre come alternativa al premio l’equivalente in denaro, inserire nel prospetto informativo il regolamento del “contest” portando a conoscenza del cliente l’eventuale interesse del promotore a vendere l’ennesima polizza per poter così vincere il biglietto per la crociera ai Carabi.

Costi aziendali: ogni attività, così almeno insegna l’economia, prevede costi fissi, costi variabili, ricavi e guadagni.
Per essere sicuri di aver impreso un’attività redditizia, una volta sottratti i costi fissi e quelli variabili al fatturato, occorre ottenere un risultato (guadagno) positivo e tale da remunerare l’attività stessa.
In termini tecnici si chiama raggiungimento del break even point, in termini pratici si dice che “il gioco vale la candela”.
È conseguenza di queste considerazioni che un promotore avrà guadagni tanto più alti quanto più bassi saranno i costi (fissi e variabili) e quanto più alti saranno i ricavi.
Per l’azienda (Banca o SIM che sia) valgono le stesse considerazioni, ma si potrà dire anche che avrà fatturato pari alla somma dei fatturati dei propri promotori.
Se, dunque, i costi gravanti sull’azienda fossero in qualche modo imputabili ai promotori, questi dovrebbero aumentare il proprio fatturato per ottenere un ricavo ancora accettabile (“…il gioco vale la candela”) e, conseguentemente, aumenterebbe il fatturato totale dell’Azienda che vedrebbe salire anche i propri ricavi.
Aiutiamoci anche qui con degli esempi:
• CASO A: Banca Santuomini decide di aprire una filiale con 5 uffici nella città in cui operano cinque promotori finanziari che, normalmente, si recano ad offrire i propri servizi “fuori sede” a casa dei clienti. La Banca acquista un immobile, lo arreda, assume una segretaria, ne cura la formazione e assegna un ufficio a ciascuno dei promotori finanziari che, da quel giorno, potranno ricevervi la clientela.
• CASO B: Maneggia Sim decide di aprire una filiale con 5 uffici nella città in cui operano 3 promotori finanziari. Il direttore commerciale della Sim, ragionier Spremuta, chiama a rapporto i promotori e illustra l’incredibile opportunità di guadagno che rappresenta l’apertura di una filiale in cui i clienti entrano spontaneamente anziché essere cercati uno ad uno, inoltre evidenzia come tale iniziativa abbia raddoppiato i ricavi del collega Vittore il Pianificatore che è stato il primo (a livello nazionale) ad approfittare dell’iniziativa; “certo – aggiunge il ragionier Spremuta – occorre diventare imprenditori di se stessi e non indugiare perché Maneggia Sim autorizzerà l’apertura di sole 5 filiali simili e solo i primi potranno realmente essere degni di tale regalo”. A questo punto, se già i promotori non hanno la bava alla bocca, il colpo da maestro: “entro due anni, poi – prosegue Spremuta – la crescita del mercato farà sì che quella filiale diventerà punto di riferimento per almeno dieci promotori … saremo costretti ad aprirne pertanto un’altra di cui voi tutti diverrete contitolari.”
È fatta. I tre promotori si stanno già azzuffando per decidere il colore della tappezzeria e delle seggiole, ignari del fatto che tutto è già pianificato nel mega progetto di negozio finanziario Maneggia Point e che, particolare trascurabile, il costo dell’operazione è interamente a loro carico (e ovviamente dei sette colleghi che entro due anni si aggiungeranno consentendo di sostenere in modo estremamente agevole i costi della filiale).

È del tutto evidente che nel primo caso aumenteranno i costi dell’Istituto di credito, ma non dei promotori e lo stesso istituto sarà portato a compiere il passo dell’apertura del nuovo sportello solo dopo aver constatato un aumento degli affari nella zona interessata.
Nel caso B (senz’altro il più diffuso) i costi aumenteranno per i Promotori, ma non per l’Istituto che vedrà invece aumentare i propri guadagni (maggiori ricavi stessi costi). Fra i promotori si realizzerà, invece, una sorta di selezione naturale indotta dalla mancanza di convenienza a proseguire l’attività a fronte di guadagni diminuiti (maggiori costi e identici ricavi).
Per i clienti la conseguenza più costosa: il promotore meno “tranquillo” tenderà a fatturare di più proponendo operazioni ridondanti, inutili quando non dannose, ma sempre molto bene remunerate.
Anche in questo caso in barba al conflitto di interessi previsto dalla vigente normativa.




Postato da Uncas il 17:16
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martedì, 11 ottobre 2005

Categoria : economia, investor education, finanza comportamentale




per gioco

ancora una volta il cosidetto premio "Nobel per l'Economia" viene assegnato a qualcuno che ci dice che i mercati perfetti non esistono e che, anzi, le informazioni in economia seguono degli schemi asimmetrici.

Prendere coscienza di ciò è un primo passo per comprendere fenomeni non altrimenti spiegabili dai teoremi del "mercato buono".

Il successivo passo è familiarizzare con la differenza fra conoscenza ed informazioni.

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Postato da Uncas il 17:35
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