lunedì, 28 novembre 2005

Categoria :




MEDIA INGLESE -3087

da inizio anno

promotori cancellati su istanza o per decesso 2057

promotori cancellati per omesso pagamento del contributo di vigilanza 1030

promotori sospesi 73

promotori radiati 44

già altrove ho commentato lo stillicidio di un mercato del lavoro dove la deregulation selvaggia la fa da padrone, nel frattempo gli utili dei gruppi bancari sono schizzati alle stelle.

Nel frattempo nessun "magnager" ha dovuto cambiare lavoro (al limite fanno la valigia e si rivendono).




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giovedì, 24 novembre 2005

Categoria : politica




Ladri di marchette

Ah, è questo Baccini??

Io invece credevo ...

Cosa non si farebbe per uscire dall'anonimato politico durato 5 anni ...

Lo scontro sul TFR

(Prei)storia della questione




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mercoledì, 23 novembre 2005

Categoria : informazione




Due notiziole veloci veloci:

good news

ALLA BUON ORA - Anche l'autorità garante delle telecomunicazioni si è accorta che i vecchi servizi della ex Società Idroelettrica Piemontese (SIP, poi Telecom) 12 e 412 costavano il 90% in meno dei vari 892892, 1288, 892500 e compagnia pubblicizzando. Chi restituirà i soldi fregati agli utenti??

LAVORARE MENO LAVORARE (QUASI) TUTTI - L'occupazione in Italia aumenta a ritmi superiori a quelli europei ma i contratti di lavoro sono spesso part time o a tempo determinato (in percentuale comunque ben al di sotto della media UE) ... si realizza un vecchio cavallo di battaglia della sinistra militante ...




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mercoledì, 23 novembre 2005

Categoria : ebook




ilpromotorecolori.jpg

Bella esperienza vivere nel terrore …
In questo consiste essere uno schiavo
.
Batty - Blade Runner – Ridley Scott - 1982


SOTTO IL VESTITO NIENTE
- Fammi vedere le scarpe! -
L’insolito ordine venne rivolto al collega Pippo Inghippo dal suo capostruttura, l’ormai tristemente noto Pino Scappatoia.
Pippo, più divertito che curioso, in tutta risposta tirò su i calzoni a scoprire due mocassini scamosciati avana chiaro.
- Fammi vedere la cintura - insistette Pino causando ora un malcelato moto di irritazione di Pippo, ma ottenne lo stesso l’esibizione di una cinta in similpelle intrecciata a stoffa rossa e blu.
Quando chiese ancora al proprio collaboratore – Senti caldo? – accennando con l’indice della mano sinistra al colletto sbottonato e al nodo della cravatta allentato rischiò grosso.
Il fatto è che il colloquio si svolgeva durante una riunione di tutti i promotori del distretto e Pino e Pippo erano come alfa e omega, amore e morte, ebano e avorio.
I due, insomma, a parte trovarsi a lavorare per la stessa azienda, non potevano essere su posizioni più divergenti, su tutto.
Pino era alto come un vocabolario, smilzo come un chiodo e precisino, tanto precisino.
Pippo era una torre, da ragazzo giocava a pallacanestro, aveva spalle da scaricatore di porto e modi altrettanto fini, durante il militare aveva vinto la stella al merito dello sbracato e, per quanto riguarda la cravatta, non era riuscito a metterla nemmeno il giorno del matrimonio optando per un più comodo foulard.
Eppure Pino, forte delle direttive aziendali richiamate in una lettera del ragionier Spremuta, aveva deciso di fare di Pippo un promotore da catalogo.
Le scarpe in tinta con la cintura, la cravatta col pedalino, la macchina sempre lustra e tanti altri particolari fondamentali.
Perché Maneggia Sim si preoccupava tanto dell’abbigliamento?
Il fatto è che il cognato del ragionier Spremuta era da poco tornato dal viaggio di nozze e, anziché andare in Grecia o sul Mar Rosso come fanno tutti, aveva seguito i suggerimenti dell’augusto parente, nonché testimone di nozze e datore di lavoro, ed era andato a fare il viaggio di nozze a New York evitando accuratamente di visitare i più importanti musei (roba da provinciali) o il quartiere cinese. Dedicò invece tutte le giornate a visitare le sedi delle istituzioni finanziarie.
Dopo cinque giorni Maria Spremuta, la novella sposa, ebbe un moto di ribellione rivendicando i propri diritti di moglie (e rammentando al novello sposo i propri doveri di marito) e riuscendo a spuntare una gita alle cascate del Niagara – Tanto è venerdì e le banche staranno chiuse per tre giorni! – si consolò prontamente lo sposo che, nel frattempo aveva messo insieme del materiale interessante.
Una volta tornato al suo posto di lavoro all’ufficio marketing, stabilì un piano d’azione per trasferire le “novità” apprese in America ai promotori della Maneggia Sim.
Fu convocata una grande riunione (ma il buon cognato aveva imparato a chiamarla convention) di tutti i promotori finanziari: il titolo era di quelli che promettono guai e annunciano cambiamenti drastici: “l’abito fa il monaco”.
I più spiritosi paventarono una opportuna diversificazione azionaria nel settore tessile – abbigliamento.
Si sbagliavano, ma non troppo.
La riunione, pardon la convention, verteva sul modus operandi del consulente - Maneggia - tipo.
Fu pomposamente annunciata la grande svolta e il piano triennale di riposizionamento sul mercato dell’azienda. Per il momento fu risparmiato l’uso di termini quali “grande balzo in avanti” o “rivoluzione copernicana”, ma erano nell’aria.
Il sunto di sei ore di grafici, diapositive, effetti speciali e buffet all’arma bianca, fu il nuovo ennesimo slogan: “chi veste male pensa male, chi pensa male lavora peggio, chi lavora peggio va fuori mercato”.
Vennero consigliati tre stilisti i cui abiti trasmettevano tradizione ed innovazione, fu vietato il doppiopetto e istituito il casual friday, unico giorno in cui a tutti era consentito un abbigliamento informale purché scelto fra i capi griffati dagli stilisti ufficiali di cui sopra, cosa che costrinse ad evitare l’informalità dati i prezzi stellari dei listini in questione.
Insomma il cognato d’America (così fu immediatamente soprannominato) aveva colto nel segno: i ragazzi di Maneggia Sim, quanto a stile, erano rimasti quelli della cassa rurale da cui era partita l’avventura del ragionier Nino Sidro.
Non che per i clienti fosse un problema, anzi erano abituati a guardare alla sostanza delle cose e a tralasciare pizzi merletti e cravatte.
Le conseguenze immediate della “grande svolta” furono due: ogni capostruttura fu nominato controllore del Pro.Ag.G. (programma aggiornamento guardaroba) e tesoriere delle multe per “mancata formalità” inflitte con ritenuta alla fonte dalla direzione commerciale.
Molti clienti, stanchi dalla tanta cura posta negli aggiornamenti d’immagine e dalla poca solerzia negli aggiornamenti tecnici, preferirono ritornare alla piccola Cassa Rurale che, mentre in Maneggia si disquisiva su orologi da portare sopra o sotto il polsino, aveva fatto frequentare un aggiornamento professionale di diciotto mesi al proprio personale, riqualificandolo e recuperando le quote di mercato perse negli anni del rampantismo.
Quanto a Pippo, ancora oggi, quando lo incontro, vedo il solito paio di mocassini scamosciati, la solita cravatta allentata e la solita cintura bicolore. Pino, dal canto suo, dopo un infortunio riportato “cadendo per le scale” (così risulta dal referto del pronto soccorso) ha chiesto il trasferimento ad altra sede chiedendo di essere esonerato dalla funzione di controllore Pro.Ag.G., troppi impegni ha dichiarato. Misteri della carriera.

ilpromotorecolori.jpg



In ogni impresa umana,
il lavoro cerca sempre
il livello gerarchico più basso.

Assioma di Vail – in: La legge di Murphy


PENSARE DA IMPRENDITORE
Veniamo alla parola magica che ogni promotore finanziario ha sentito ripetere fino allo sfinimento: imprenditore.
Sembra che quanto prima e quanto più si ricorre al sostantivo impresa e a tutte le parole che derivano dal verbo imprendere, tanto più ci si assicura un futuro radioso e una carriera fulminante nel mondo finanziario.
Ricordo come fosse oggi Corto Braccino, capo area di Maneggia Sim, che in un luminoso mattino di maggio, dopo aver lungamente e pensosamente considerato il mio curriculum di neo laureato, esordì con il terzo gradino del reclutamento aziendale: “Noi pensiamo da imprenditori. Quando un cliente ci affida i suoi risparmi, noi sappiamo che stiamo costruendo il nostro e il suo futuro e, dunque, a tutti gli effetti, anche noi investiamo qualcosa … nel nostro futuro”. Nel dire questo agitava le sue manone aperte come foglie di acero per dare maggior peso alle proprie affermazioni (o per scoraggiare ogni obiezione, nel timore di prendersi una manata giusto in fronte).
Io, che durante gli studi mi ero pagato le vacanze estive facendo le foto ai matrimoni di tutti gli amici, pensai subito ai grandi fotografi professionisti che avevano cominciato portando il cavalletto del famoso free lance di moda e poi erano diventati a loro volta rispettati e stimati artisti.
Pensai anche (come non farlo) ai grandi avvocati che avevano cominciato con la piccola bega assicurativa. Mi ricordai anche delle lezioni di diritto commerciale e della distinzione che il codice civile opera fra attività di impresa e attività intellettuale, fra professionista e imprenditore. Non feci a tempo a trarre le conclusioni e a chiedere perché avrei dovuto “pensare da imprenditore” quando nei colloqui precedenti mi si era parlato di “alta professionalità e continui aggiornamenti delle proprie conoscenze al servizio dei clienti, come il medico di famiglia, come lo psicologo, come il confessore” … , che mi trovai in una mano il mandato di agenzia, nell’altra la stilografica e fra un applauso spontaneo, una pacca sulla spalla e una declamazione della mission aziendale, diventai anche io un “financial starter”: il primo gradino della carriera in Maneggia Sim.
Leggendo più attentamente il contratto di lavoro, nei giorni successivi, cominciai a comprendere le parole di Corto Braccino: lessi che “i costi per l’apertura di uffici, per materiale informatico, per pubblicità e materiale promozionale” erano a mio carico. Inoltre, fatti un po’ di conti dopo essermi districato fra tabelle e rimandi del gergo sindacal - contrattese del mio mandato di agenzia, capii che di ogni cento lire che io, come professionista, fatturavo, trenta andavano direttamente alla Maneggia Sim, undici al capo Area Corto Braccino, venti al capostruttura Vito l’Impunito e, infine, trentanove (lorde) al sottoscritto. Se poi scorporavo anche i costi "imprenditoriali", le tasse e la previdenza, in mano mi restavano solo 10 misere lirette.
Successivamente, avendo raggiunto un importante obiettivo aziendale partecipai ad una cena di gala riservata ai “campioni” come me (così mi era stato detto).
Commosso da tanto sfarzo (eravamo in uno dei migliori alberghi di Venezia) chiesi al mâitre quanto sarebbe costato portare mia moglie per una sera romantica nello stesso albergo, la cifra (cena e pernottamento) era pari a quanto da me incassato in tre settimane di lavoro. Stavo pensando a quanto fosse grande l’azienda per cui avevo la fortuna di lavorare, ma la cinica collega Pina Tyra (ribattezzata Calculator, dopo aver sposato il terzo notaio in sette anni e aver ottenuto casa e assegno mensile dai precedenti due) mi riportò con i piedi in terra: “ti sei messo in tasca cinque milioni vincendo il contest, ma prova a calcolare quanto si sono messi in tasca loro …”. Così dicendo indicò con gli occhi il tavolo centrale del salone, dove sedevano il ragionier Spremuta – direttore commerciale di Maneggia Sim – sua moglie e altri dieci “alti dirigenti” dell’azienda, tutti premiati con il “canino d’oro” dalla prestigiosa rivista Azzanna & Finanza nell’annuale concorso riservato ai Manager in carriera.
Fatto un rapido calcolo e sempre tenendo presente le tabelle e gli allegati al mandato di agenzia, scoprii che ai cinque milioni lordi finiti sul mio conto corrente corrispondevano oltre otto milioni e mezzo finiti in tasca ai miei superiori, il cinismo calcolatore di Pina Tyra aveva fatto breccia anche nel mio cuore.
Comunque cosa significasse “pensare da imprenditore” mi fu più chiaro qualche mese dopo.
L’azienda, tramite una famosa società di consulenza americana, aveva studiato la nuova immagine da dare alla presenza dei propri promotori sulla scena del mercato gestito. Risultato: uffici capillari ma snelli, vestiti eleganti ma sportivi, stilografica ed informatica, in sintesi: tradizione e innovazione.
Il ragionier Spremuta non perse l’occasione, partì immediatamente per incontrare i “suoi” ragazzi (così ci chiamava con un misto di affetto e schiavismo) e fece uno dei suoi famosi discorsetti: risultato ben venti colleghi, nelle varie città del paese, decisero di “diventar imprenditori di se stessi” e firmare la richiesta per aprire un negozio finanziario Maneggia Point.
L’azienda assicurava, tramite una propria società specializzata in vetrine e cartongesso, di poter montare accessori, pareti ed arredi, in meno di una settimana, il motivo era chiaro: le parole di Spremuta, in una settimana, potevano lasciare spazio a qualche calcolo e il sognatore ansioso di inaugurare la propria vetrina, poteva svegliarsi nel peggiore degli incubi.
In quei sette giorni (Spremuta e gli arredatori, per l’occasione, non conoscevano più né sabato né domenica) il neo imprenditore aveva firmato il contratto con cui si impegnava a tenere aperto il Maneggia point per almeno cinque anni. Inoltre, trattandosi di rapporto di fiducia, la società aveva corredato il documento di sessanta cambiali a scadenze mensili che il malcapitato collega doveva firmare prima dell’inaugurazione come garanzia dei pagamenti di affitto, bollette e segretaria per i cinque anni a venire.
Il risultato fu mirabolante, Maneggia Sim si liberò degli oneri di gestione di ben venti uffici e i nuovi imprenditori si assunsero gli stessi costi, con la speranza (futura ed incerta) di veder lievitare i propri guadagni e la certezza (presente ed ineludibile) di dover procurare nuove risorse per onorare le cambiali.
Un paio d’anni dopo il principale quotidiano finanziario uscì con un articolo in cui evidenziava (fra molti distinguo) il fallimento del modello distributivo “innovativo” e la chiusura per mancanza di fondi di circa il 10% dei negozi finanziari aperti nel triennio precedente: di chi la colpa? Ma ovviamente del promotore perché “non tutti i promotori hanno la mentalità imprenditoriale per avere successo".

 

 

 

5 - CONTINUA

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lunedì, 21 novembre 2005

Categoria : filosofia, investor education




visioni

C'è chi fa previsioni e disegna scenari decennali, c'è chi continua a prendere i clienti per vacche da mungere.

Il panorama del sistema bancario lascia molto a desiderare: sarà per la mungitura, sarà per il desiderio ma la prima immagine che mi viene in mente è il film "la teta i la lluna" (di Bigas Luna). Il piccolo protagonista, da bravo anxaneta, ha il desiderio di scalare la piramide umana tipica del folklore catalano, simbolo dell'uomo che tende all'infinito, ma è al contempo attratto in modo morboso dalle belle tette delle donne del suo paese ...

"Cinque motivi per crescere
Nella sfera magica di Ibm sarebbero cinque le tendenze principali che determineranno lo sviluppo (positivo) del settore nel medio lungo periodo. In prima istanza viene rimarcato il peso strategico dei clienti, sempre più esperti e informati circa la valenza dei servizi finanziari disponibili e quindi in grado di indirizzarsi unicamente verso quei fornitori che sapranno soddisfare le loro specifiche esigenze. La seconda macro tendenza vedrà la contrapposizione fra l’ulteriore accelerazione del processo di consolidamento del mercato, che renderà i colossi bancari ancora più grandi, e l’ascesa di una moltitudine di concorrenti più agili e focalizzati su settori di nicchia, tra cui banche locali e organizzazioni non bancarie specializzate nella fornitura di servizi finanziari specifici. Complementare ai due fenomeni appena descritti sarà l’esigenza di livelli superiori di produttività ed efficienza e la conseguente creazione di nuove localizzazioni e modalità di lavoro, ivi compresa la possibile bagarre che si scatenerà per attrarre e trattenere i migliori talenti. Il quarto e quinto punto toccano da vicino problematiche assai note e riguardano infatti l’obbligo di rispettare i nuovi standard globali di trasparenza e conformità contabile (Basilea II), che forzerà l’adozione da parte delle banche di sistemi e processi integrati estesi all’intera organizzazione, e il ruolo di motore del cambiamento a livello di processi decisionali, flessibilità di gestione ed efficienza operativa che assumeranno con sempre maggiore autorità le tecnologie informatiche. " il resto dell'articolo




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martedì, 15 novembre 2005

Categoria : politica, informazione, consiglipergli acquisti




il virus dei polli - bis

Il Ministro del lavoro aveva minacciato ..."se entro un mese la riforma non va in porto salta tutto" ... il mese è passato e non salta niente, intanto il disegno di legge sul  risparmio per il quale tutti i partiti e le organizzazioni sindacali avevano fatto fuoco e fiamme non va in porto, anzi, sembra che dopo varie limature ad aggiustamenti contenga addirittura una norma che sollevi le banche dalle regole (già poco applicate) del Testo Unico della Finanza in tema di responsabilità e onere della prova.

Nel frattempo, a conferma che si va verso un'ulteriore ingessatura del mercato, anche le compagnie vita meno care si stanno adeguando ai margini abnormi delle regine del mercato ... e la lira si impenna!!




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giovedì, 10 novembre 2005

Categoria : politica, informazione




QuoteRosa

Il primo presidente donna di un paese africano.

La notizia che le donne siano state determinanti per l'elezione di Ellen Johnson-Sirleaf (preferita al ben più noto ex milanista George Weah) può insegnare qualcosa a chi, in Italia, vorrebbe costruire steccati e riserve indiane per imbrigliare l'elettorato femminile ...




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giovedì, 10 novembre 2005

Categoria : telecom italia




le velineeee - 2

debiti Telecom € 42.000.000.000,oo

pari a 81.323.340.000.000 del vecchio conio

Telecom Italia è, in percentuale, la società più indebitata del listino: questo è il dato di fatto, ma è anche una società che strapaga i propri managers, soprattutto gli uomini immagine e quelli che tengono le relazioni con la stampa.

Capita dunque di leggere che "migliora la situazione debitoria" rispetto all'operazione di fusione con TIM ... ma questo avviene solo grazie al maxi dividendo che è stato staccato facendo debiti, innescando un "circolo vizioso" che ci ricorda precedenti ingegnerie finanziarie di nome Parmalat, Argentina, Enron eccetera.

Quanti denti serviranno all'AD di Telecom per tranquillizzare il mercato?

E a dicembre, quando alle veline trimestrali si dovranno cominciare a sostituire i dati reali per formare il bilancio 2005, quanti topi lasceranno la nave?

Afef e Tronchetti Provera




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lunedì, 07 novembre 2005

Categoria : ebook, luomo daffari




“Central Intelligence Agency
non c’è una contraddizione in termini?”
ilpromotorecolori.jpg
Burt Mancuso – Caccia ad Ottobre Rosso – John Mc Tiernan - 1990


LA PIRAMIDE
Nella manualistica di organizzazione aziendale, da tempo, viene descritto un modello di funzionamento basato su flessibilità e contenimento dei costi. Tutte le grosse società commerciali sono spinte dai propri strateghi a tenere sotto controllo i costi fissi per recuperare nuovi spazi per i margini sempre più risicati che il mercato mette a disposizione.
Altro ruolo fondamentale in questo senso è svolto dalla comunicazione aziendale, quanto è maggiore il suo grado di coerenza nei vari passaggi a cui è sottoposta e quanto minore sarà il numero di tali passaggi, tanto più la comunicazione resterà integra e avrà la speranza di essere compresa secondo lo spirito con cui è stata concepita. Questo vale per la semplice circolare come anche per i documenti di programma che determinano quella che si chiama filosofia aziendale anzi, secondo i soliti bene informati, “mission”.
In tal senso un termine che piace molto a chi si preoccupa di suggerire strategie aziendali, è l’accorciamento della catena di comando (e tutte le sue varianti, accorciamento della catena di controllo, accorciamento delle catena burocratica, accorciamento della filiera logistica ecc.).
L’accorciamento, più che uno stile gestionale, sembra essere diventato un valore assoluto.
Comunque si ritiene, spesso a ragione, che quanto meno persone ci sono fra l’amministratore delegato e l’impiegato, tanto più lo stile del primo sarà riverberato e riprodotto dalle azioni del secondo.
Fin qui tutto logico.
Prima di andare avanti occorre, però, fare alcune considerazioni.
Una società basata sulla competizione assai spinta e sulla meritocrazia genera specializzazione, la specializzazione aumenta l’efficienza del lavoro, la maggior efficienza genera risultati e attese di promozione, carriera e migliori retribuzioni.
E tutto ciò è ancora logico e, nella giusta dose, auspicabile.
Eppure, se il metodo appena illustrato degenera, ci si trova alle prese con un efficientismo
determinato non dai miglioramenti del processo produttivo ma semplicemente fine a se stesso.
Quando il collocamento di un servizio finanziario viene valutato solo in quanto tale e non in relazione alla utilità che ne ricava il cliente, è facile arrivare alla degenerazione del metodo.

Le lettere dell’ingegner L’Impunito avevano appunto questo effetto.
Qualcuno, per paura o per fame, collocava un fondo pensione anche alla nonna ottantenne, l’azienda non solo non valutava negativamente l’accaduto ma, fra complimenti e viaggi premio, promuoveva il bravo promotore.
Le contingenze, però portavano a galla periodicamente le magagne.
Un aumento delle dimissioni, la CoNSoB che radiava qualche collega un po’ troppo disinvolto o una prolungata crisi dei mercati, evidenziavano un fenomeno che già avevo conosciuto ai tempi del servizio di leva.
Prestavo allora servizio presso uno stabilimento militare dove risultavano in forza otto ufficiali superiori, venti ufficiali, trenta sottufficiali, quattro graduati di truppa e dieci militari semplici. Come dire
58 a comandare e 14 a lavorare.
In Maneggia Sim, vuoi per la prolungata crisi dei mercati, vuoi per la fuoriuscita dal settore di molti colleghi, ci si trovò ben presto a fare i conti con un fenomeno molto simile: 220 manager (a vario titolo e ad ancor più vario stipendio ma sempre a cinque zeri, e parlo in euro) e 600 promotori finanziari quando nel settore viene ritenuto “sostenibile” un rapporto fra management e promotori pari al 10% - 12%.
Ovvio che l’accorciamento della catena di comando, a questo punto, fosse andato allegramente a farsi benedire.
Per poter ridurre l’impatto negativo di tale situazione, si pensò di agire in due direzioni: incentivare in maniera pesante il reclutamento di nuovi promotori finanziari, scoraggiare la carriera di tipo manageriale.
Fu un disastro.
L’incentivo al reclutamento assunse, infatti, la forma di premio per i managers che, sottoscritti improbabili budget annuali di selezione e formazione di nuovi promotori finanziari, li rispettavano.
Poiché, al solito, il budget era stabilito e verificato sulla sola base quantitativa, si aprì la strada al reclutamento di amici e parenti fino ad arrivare al famigliare usato come prestanome.
Per chiudere il cerchio
l’azienda pensò bene di dare risalto ai managers iperattivi premiandoli pubblicamente.
I due obiettivi erano miseramente naufragati.
Infatti molti si convinsero che non ci fosse bisogno di attitudini manageriali per essere manager: bastavano due o tre parenti neolaureati e pieni di belle speranze che, al canonico parcheggio fuori dell’ufficio di collocamento, preferissero il “sempre possibile” successo nel settore degli investimenti e della finanza. Questa considerazione si portò dietro, con un prevedibile effetto domino, il secondo obiettivo: il risalto dato ai successi di personaggi con meriti inferiori ai propri scrupoli fece fare anche all’ultimo entrato la considerazione “se c’è riuscito Vito l’Impunito, io sono forse da meno?”.
Fortunatamente almeno alla faccia tosta c’è un limite.
Nel giro di un paio d’anni i numeri evidenziarono ciò che il buon senso avrebbe spinto ad evitare fin dal primo momento: fu così che in Maneggia Sim il rapporto fra promotori e Managers passò dal 30% al 40%, non certo per un aumento della pletora di ufficiali superiori, ma perché molti “soldati semplici” appena arruolati (tra cui evidentemente qualcuno dei parenti – prestanome) nel frattempo aveva deciso di mettersi a lavorare.
La cosa realmente divertente fu che l’azionista di maggioranza della società prese una decisione nuovamente contraria al buon senso, forse aveva letto la favoletta che segue.
“Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e, quando arrivò il giorno della gara, ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.
Il Top Management decise che si sarebbe dovuto far di tutto per vincere l’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto scoprì, dopo molte analisi, che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il Management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di Consulenza per studiare più a fondo la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra italiana c’erano troppe persone a comandare e troppo poche a remare.
Con il supporto del rapporto del gruppo di studio, fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra.
Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori e uno ai remi.
Inoltre fu fatto un grande sforzo per motivare il rematore: avendo deciso di ampliare il suo ambito lavorativo dandogli più responsabilità, gli si diede anche il governo della barca promuovendolo timoniere. Fu aggiunto un ulteriore punto motivante: una crociera premio per due persone (con obbligo del pagamento per l’accompagnatore) in caso di successo sugli avversari.
L’anno successivo i Giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.
La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro ma, nonostante ciò, pagò un bonus al gruppo di comando per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
Una società di consulenza esterna preparò una nuova analisi dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato poteva essere migliorato.
Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa”.
L’azionista di maggioranza, dicevo, prese una decisione contraria al buon senso, così almeno pensavo ingenuamente.
L’azienda era stata quotata in borsa tramite un’Offerta Pubblica di Vendita tre anni prima. Il successo della quotazione (avvenuta al prezzo di 5,oo euro per azione) aveva fatto ricco il ragionier Nino Sidro che, dismessa la tradizionale attività di famiglia di commercializzazione di liquori francesi, era stato assunto vent’anni prima presso la piccola cassa rurale della sua città. Lì aveva fatto valere le indubbie capacità di grande venditore diventando prima direttore di filiale, poi ispettore alle vendite, direttore commerciale, socio di riferimento, di maggioranza, amministratore delegato e azionista unico, a quel punto vendette la piccola banca ad un istituto di medie dimensioni deciso (si era negli anni ottanta) ad acquisire sportelli ad ogni costo.
E il costo fu salato, il ragionier Nino Sidro spuntò il triplo del valore di mercato della sua piccola cassa rurale e un posto in consiglio di amministrazione. La cosa bella fu che il controvalore gli fu versato parte in contanti e parte in azioni della banca acquirente.
Per farla breve, alla successiva crisi di borsa, acquistò con il patrimonio opportunamente tenuto “liquido” una quota di maggioranza spalancandosi la strada ad una nuova rapida carriera.
In capo ad un altro paio di incorporazioni, il nostro si trovò a fare il gran passo:
entrare nel gotha della finanza quotandosi in borsa.
Ciononostante non si dimenticò mai della regola imparata nella piccola cassa rurale: compra a poco, vendi caro e resta liquido.
Quando la sua squadra perse la gara di canoa, perciò, non si perse d’animo, liquidò, grazie al suo broker lussemburghese, 100 milioni di azioni di Maneggia Sim Spa e chiamò l’addetto stampa per far comunicare al mercato, in ossequio alla trasparenza, che i dati semestrali erano molto deludenti e che il management non era in grado di vincere nemmeno una semplice regata.
Il titolo crollò da 25,5o a 13,75 euro.
Mentre dettava un nuovo lacrimevole comunicato stampa il ragionier Spremuta, suo fidatissimo direttore commerciale, già contabilizzava i risultati della nuova operazione: il controllo dell’azienda era rimasto saldamente nelle loro mani e su dieci nuovi conti cifrati esteri, erano finiti 1.175 milioni pronti per nuove scalate.

4 - CONTINUA

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mercoledì, 02 novembre 2005

Categoria : università




THES

Times Higher Education Supplement

 

è uscito il Times Higher Education Supplement, il più autorevole studio statistico sul mondo universitario del più autorevole organo di informazione britannico, il Times.

Però, poichè non dice che la colpa di tutti i mali del mondo è di Berlusconi o della Moratti, non ha avuto l'onore delle grancasse del report sulla libertà di stampa che perfino Celentano ha utilizzato nel suo show.

Eppure delle indicazioni dovremmo trarle:

punto primo - le nostre università non brillano per presenza - Bologna, Firenze e Roma La Sapienza ... punto - e nemmeno in posizioni di vertice (rispettivamente 159^, 199^ e 125^ posizione), ma stanno risalendo con un tasso di +22 posizioni l'anno (superiore a quello dei "fenomeni emergenti", gli Atenei tecnologici dell'Asia che risalgono la graduatoria ad una media del +18,5 l'anno)

punto secondo - la maggior parte degli atenei "eccellenti" sono in Europa (82 / 200) e nessuno si trova in Africa, ma ben 24 si trovano nell'Asia extra Jap (cioè al di fuori del Giappone). Segno che crescita e istruzione hanno una qualche correlazione, con buona pace dei mille dottori "honoris causa" e dei baroni che spingono alla protesta quei fessi che aiutano a conservare lo Status Quo.

punto terzo - si può trasformare in "centro di eccellenza" anche un ateneo afflitto da problemi che tutti definiscono insormontabili (come La Sapienza di Roma). Basta poter utilizzare strumenti flessibili ed impiegare vere managerialità ... non come i presidi dell scuole superiori che, anni fa, sono stati promossi manager sul campo senza, purtroppo avere, e più spesso di quel che non si sappia, la capacità di distinguere una fornitura di merendine da un percorso formativo realmente spendibile nel mondo del lavoro.

Insomma la strada giusta è fare le riforme, non le sceneggiate in piazza.




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