venerdì, 28 dicembre 2007

Categoria : debenedetti




il tesoriere

"I soldi oggi valgono più di ieri e meno di domani", con queste parole Carlo De Benedetti ha in parte spiegato il perché Management & Capitali, società del quale è Presidente del Consiglio di Sorveglianza, nonostante i quasi 500 milioni di Euro che ha in cassa, dalla quotazione ad oggi ha chiuso solo un'acquisizione, ovvero, quella della Saiag di Torino. Il ragionamento non farebbe una grinza se non fosse che come si legge sul sito della società:
" M&C, ha l'obiettivo di generare una elevata creazione di valore per i propri azionisti, investendo in partecipazioni all'equity, nel debito e/o in ogni strumento intermedio, quotato e non quotato. M&C investe in progetti di sviluppo industriale, di aggregazione, di riposizionamento strategico e di rafforzamento finanziario, apportando, ove necessario, proprie risorse manageriali".
Ben altra cosa, quindi, rispetto al "gestire" della liquidità, cosa che ad oggi pare essere l'unica "attività" svolta da M&C ...

il resto dell'articolo ...

il resto è un film già visto: chiedo soldi al mercato, ci faccio quel che mi pare (vorrei vedere la consistenza contabile attuale dei 551 milioni raccolti) dopo un po' un bel "riacquisto di azioni proprie" (proprie un par di balle ... sono di quei 7mila fessi iscritti a libro soci come "piccoli azionisti") ovviamente con il 30% di sconto sul prezzo di collocamento ... e poi ci si cancella dalla Borsa Valori ... poi il dottor Nebuloni chiamerà queste cose "Buy Back" e "delisting" e tutti saranno contenti ...




Postato da Uncas il 17:25
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venerdì, 28 dicembre 2007

Categoria :




PRODIniQuanto costa tenere in maggioranza Lamberto Dini?

Le sue bizze da innamorato tradito, non sono forse l'ennesimo rialzo di prezzo che il marito dell'indultata Donatella Pasquali Zingoni offre a Prodi per mantenere insieme i cocci del Senato?

E le mille e una leggina che hanno bruciato il fantomatico tesoretto per accontentare ora i centristi ora gli estremisti rossi non sono costate (peraltro alle nostre tasche) ben più della fantomatica corruzione di senatori che Berlusconi avrebbe messo in atto con denaro proprio? E dico "avrebbe" non per indulgenza nei confronti dell'ex premier ma perchè - fra l'inconsapevolezza dei più - la richiesta di procedere nei suoi confronti è già decaduta ...




Postato da Uncas il 12:31
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lunedì, 24 dicembre 2007

Categoria :




LET IT SNOW

(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we've no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn't show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I'll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I'll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we're still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.

 




Postato da Uncas il 17:41
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venerdì, 21 dicembre 2007

Categoria : bestiario, contratto promotori




la grande abbuffata

Si è consumata, nella mia come penso in tutte le altre aziende del settore terziario, la consuetudine oscena della "cena aziendale" di fine anno: quel rituale stanco, trito e ritrito condito di aforismi, arguzie e un "volemose bene" di maniera che, nella migliore delle ipotesi, consente di mettere da parte per due ore dissapori e screzi normalissimi per ogni ambiente di lavoro ...

Il tutto condito con tette strizzatissime e pance trattenute nella malcelata speranza di carriere improvvise o sveltine dell'ultim'ora.

E alla fine della cena, oltre alla consueta trippa gonfia per il troppo bere, il dubbio stampato su tutti i volti rimane come un tarlo: "ma non era meglio che tutti i soldi che avete sprecato per pagare il diggei Albertino, o il sushi avariato, ce li mettevate nelle provvigioni???"




Postato da Uncas il 21:00
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lunedì, 17 dicembre 2007

Categoria : speciale, finanza guardia di




trattamento Speciale

diciamolo chiaramente, nessuno di noi si lancerebbe in una carica di cavalleria al comando del Generale Speciale, che sta all'attitudine militare come Antonio Di Pietro sta alla lingua italiana ... al limite lo potremmo scegliere come compagno per una gita fuori porta, magari in elicottero, magari a spese del contribuente (che in questo il nostro mostra di conoscere assai bene, se è vero che i mezzi aerei della GDF venivano usati dalla di lui Signora per andare in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo ...)

ma nemmeno ci sentiremmo di passare un'ora a parlare ci economia col sottosegretario Visco, che sta alla Scienza delle Finanze come Francesco Totti sta all'algoritmo parallelo ...

Ci sentiamo di dare ad entrambi un solo, speculare, interessatissimo consiglio: scambiatevi di posto! Visco apra una bella agenzia di recupero crediti, Speciale si candidi alle prossime elezioni provinciali. Sperando che un bel condono tombale annulli tutti i debiti del mondo e che le province, siano finalmente abolite.

Al signore che guida pro tempore il governo e parla diirritualità del generale nel dare le dimissioni possiamo solo ricordare che per sostituire un Comandante della GDF, il teatrino va avanti da 17 mesi, non immaginiamo cosa potrà succedere se si dovesse decidere di fare una riforma vera ...




Postato da Uncas il 15:00
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giovedì, 13 dicembre 2007

Categoria : informazione




il TAG è "INFORMAZIONE" ... come a molti altri, di che fine farà Alitalia non me ne frega niente, invece mi interessa scoprire se l'umorismo contenuto in certi titoli e certi commenti è involontario o calcolato ... perchè nel primo caso bisognerebbe riaprire i MANICOMI:

Privatizzazione di Alitalia, è stallo
Il Cda rinvia la decisione sul partner

La scelta definitiva della compagnia slitta al 18 dicembre. Governo diviso.

Spinta di Prodi verso Air France, ma l'esecutivo preferisce prendere tempo




Postato da Uncas il 09:41
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martedì, 11 dicembre 2007

Categoria : informazione, consiglipergli acquisti




la donna che lavora

Jeanne Assam

mentre, a distanza di 40 giorni dalla morte di Giovanna Reggiani, il pacchetto sicurezza è diventato un pacco antiomofobico, dagli USA giunge la notizia di una donna, Jeanne Assam, che ha sventato una strage Columbine-style.

Armata di una pistola e "guidata dallo Spirito Santo" ha freddato il pazzo che si accingeva ad entrare, armato di un fucile d'assalto, in una Chiesa affollata di centinaia di persone.

E' il caso di dire: "quando un uomo con un fucile incontra una donna [ben motivata] con la pistola, l'uomo con il fucile è un uomo morto" amen




Postato da Uncas il 17:23
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martedì, 11 dicembre 2007

Categoria : politica, bersani




TAXXXI

aumentate di 500 unità (in due anni e due scaglioni) le licenze per tassisti nel Comune di Roma, le tariffe aumentano del 18%

LOGICO NO?? ... forse

il Dalai Lama è a Roma??

Lui fa la gita fuori porta ...

LOGICO NO??




Postato da Uncas il 08:49
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mercoledì, 05 dicembre 2007

Categoria : tutela legale, consiglipergli acquisti




r i c o r d i  di gioventù

genio_0

è l'immagine della locandina del film "un genio due compari e un pollo" capolavoro del 1975 firmato Damiano Damiani, con Terence Hill, Mario Brega, Klaus Kinskj e un'indimenticabile MiouMiou ...

A sentire le storie videonarrate nel nuovo programma di Italia1 - scappati con la cassa - in onda ieri sera, viene da pensare che più che una nazione siamo un vero e proprio pollaio. Soprattutto sembra che - trent'anni dopo il film di Damiani (ma "Totò truffa" è del 1962) per spennare il pollo non c'è più bisogno nemmeno di un genio ...

Continua ad essere del tutto incredibile che individui diciotteni e vaccinati continuino ad abboccare alla vecchia storia degli interessi del 10% al mese ... io non gli garantirei nessuna tutela legale ... ma io - ormai si sa - sono iscritto al partito dei "cattivisti" ...




Postato da Uncas il 11:31
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martedì, 04 dicembre 2007

Categoria : finanza, cuccia, mediobanca




CUCCIA: "TUTTI GLI UOMINI HANNO UN PREZZO; A ALCUNI BASTANO I SOLDI, MENTRE AD ALTRI"
GALATERI, IL VUOTO POLITICO. BERNABE’, IL PIENO BAZOLICO - LANZONI, PIANO-STAR ALL’ONU
BRAGANTINI, PELO E CONTROPELO AL “SOLE” – SUL BINARIO, ASPETTANDO TAR-CRASH

1 – LA LEZIONE DI CUCCIA: "TUTTI GLI UOMINI HANNO UN PREZZO; AD ALCUNI BASTANO I SOLDI, MENTRE AD ALTRI..."
Lo stato maggiore di Mediobanca si è presentato al completo oggi alle 11 nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. In prima fila c'era Cesarone Geronzi, il banchiere romano che la provincia meneghina stenta a digerire come un ossobuco. Si tratta della prima uscita pubblica dell'uomo che si è seduto sulla poltrona di Enrico Cuccia del quale sono state raccolte in un volume di quasi 400 pagine le 36 relazioni di bilancio scritte a cominciare dal 1947 quando, un anno dopo la fondazione di Mediobanca, il Grande Vecchio fu nominato direttore generale.

Dagospia è in grado di fare la cronaca della sobria cerimonia che si è svolta alla presenza di chi ha vissuto e lavorato accanto al "maestro", e che oggi vorrebbe conservarne intatta l'eredità morale. Dopo una breve introduzione di Geronzi, sono intervenuti il pallido Nagel e il rigido Renato Pagliaro, l'uomo che si sta scaldando i muscoli per diventare presidente qualora Geronzi dovesse prendere il posto di Bernheim alle Generali.

Poi è toccato a Giorgio La Malfa e la sua voce si è incrinata sul filo dei ricordi. Con il padre Ugo e con Raffaele Mattioli della Comit, Cuccia creò nel dopoguerra un granitico sodalizio di impronta laica. Ed è a questa antica amicizia che ha fatto riferimento anche Antonio Maccanico che dal 1987 all'88 tenne la presidenza di Mediobanca. Infine, la parola è passata a Umberto Veronesi, l'oncologo che si è fermato a sottolineare gli aspetti umani dell'uomo che nel giugno 2000 è morto a 93 anni nel Centro cardiologico Monzino.

Con questa cerimonia si dovrebbero concludere i peana in nome del famoso banchiere che aveva un'autentica allergia per i giornali ai quali non ha mai concesso un'intervista. Cesare Merzagora ha raccontato che Cuccia aveva la voluttà del segreto e lavorava instancabilmente "come un castoro d'autunno nell'ombra profonda della sua bella tana di via Filodrammatici". Con i collaboratori usava modi duri e controllava tutte le spese fino a chiudere la luce quando se ne andavano. C'è però un Cuccia sprezzante che non si può dimenticare: è quello che soleva dire "tutti gli uomini hanno un prezzo; ad alcuni bastano i soldi, mentre ad altri...".

Nella bella e fondamentale biografia scritta da Fabio Tamburini ("Un siciliano a Milano") si legge che era un uomo ostinato e perseverante fino al masochismo, convinto di non sbagliare mai. Significativa una sua frase del 1979: "quando la banca vuole fare l'imprenditore non accadono che guai". E' una frase che si doveva ricordare oggi nella cerimonia di Palazzo Reale agli uomini dell'attuale Mediobanca con le mani in pasta dentro Telecom, Rcs, Generali e con una gran voglia di espansione.

I giudizi di Cuccia sulle persone erano micidiali, molti venivano bollati come "pisquani", un epiteto tipicamente nordico che sta a indicare la cialtroneria. E a questi giudizi aggiungeva soprannomi come "pirata" per Cefis, "matto" per Gardini, "pupazzetto" per Carlo De Benedetti. Ma l'uomo che viveva come un fanatico del lavoro, amava la compagnia femminile e la buona tavola, frequentava i salotti della borghesia milanese e quando nelle dinastie si aprivano conflitti devastanti, faceva da paciere. Tutto questo era Enrico Cuccia, ma oggi a Palazzo Reale gli epiteti e gli aneddoti hanno lasciato il posto a una fredda celebrazione che è parsa soprattutto un'operazione d'immagine.

2 – LANZONI, 15 ANNI, PIANO-STAR ALL’ONU
Ha soli 15 anni, è nato a Firenze ed è considerato un talento mondiale. Si chiama Alessandro Lanzoni e toccherà a lui festeggiare domani a New York il mese di presidenza italiana dell'Assemblea delle Nazioni Unite. La scelta curiosa del giovane 15enne ha una ragione precisa: i membri del Consiglio di Sicurezza sono 15, di questi 5 permanenti e altri 10 eletti a rotazione. Il giovane Lanzoni ha cominciato a 5 anni lo studio del pianoforte e ha vinto un'infinità di premi. La sua presenza per un concerto jazz è stata fortemente voluta dall'Ambasciatore italiano all'Onu, il 66enne Marcello Spatafora.
Il ragazzo suonerà domani sera alle 18,30 e il personale dell'Ambasciata italiana è in queste ore sotto pressione perchè si prevede la presenza in sala del Segretario Generale dell'Onu. Incerto è invece l'arrivo di Massimo D'Alema e sicuramente assente sarà Giorgio Napolitano che dovrebbe arrivare a New York alla fine della prossima settimana.

3 – GALATERI, IL VUOTO POLITICO. BERNABE’, IL PIENO BAZOLICO
E adesso lasciatelo lavorare, anzi lasciateli lavorare Bernabè di Prodi e Galateri di Genola, i due uomini che da ieri mattina si sono sistemati al vertice di TelecomItalia. I giornali dicono che la stella polare di Franchino sarà la creazione del valore per quei poveri milioni di azionisti che in questi anni hanno lasciato le mutande in Borsa. I giornali non dicono invece che la stella della fortuna si è posata sul capino di quel Galateri di Genola che capisce poco di industria, ma ha avuto la sorte di entrare nel giro degli abbronzati che per anni hanno costituito la corte miracolosa di Gianni e Umberto Agnelli.

Questa volta la fortuna gli arriva anche dall'amicizia sui banchi della Columbia University con Cesar Alierta, il capo di Telefonica al quale interessa recuperare la soglia dei 2,82 euro pagati per la maggioranza della società.

Oltre a capire poco di industria e di telefonini il Galateri non capisce nulla di politica e ieri ne ha dato un'immediata dimostrazione dichiarando che nella nuova Telecom non ci sarà alcuna "interferenza politica". Se il figlio del grande ufficiale piemontese avesse ascoltato Bebè Bernabè avrebbe capito che il suo esordio appariva infelice. Con la furbizia che lo ha distinto in questi anni Bebè ha subito detto che Telecom non dismetterà i gioielli di famiglia, primo fra tutti quella televisione dove troneggia Giuliano Ferrara e sulla quale Berlusconi ha temuto di intravedere un terzo polo.

Poi ha sbarazzato il campo dal conflitto di interessi e ha messo a tacere i vari Pomicino che nei giorni scorsi hanno fatto l'elenco delle società in cui Bernabè è azionista e proprietario. Il gran rifiuto riguarda 12 partecipazioni in aziende nelle quali, a onor del vero, il Bernabè imprenditore non ha brillato di luce fulgida. Infine, la politica è entrata con delicatezza anche sul problema della rete, il primo vero e grande scoglio sul quale il tandem di Telecom dovrà esercitarsi. E qui l'abile Franchino ha detto semplicemente che il problema esiste e si cercherà "una soluzione buona per tutti".
Ecumenico bazolico, quasi cinico-veltronico, un po' berlusconiano, con lo stile americano: tutto questo è Franco Bernabè detto Bebè.

4 - BRAGANTINI, PELO E CONTROPELO AL “SOLE”
Se volete rovinarvi il cenone di Natale non dovete far altro che invitare Salvatore Bragantini, l'economista di Imola che è stato Commissario della Consob dal '96 al 2001. Raramente gli capita di sorridere e quando lo fa è a denti stretti perchè preferisce le battute taglienti e i giudizi feroci. Ha fama di rompiscatole e in questa veste si è preso oggi il gusto di fare pelo e contropelo alla quotazione in Borsa del "Sole 24 Ore".
Che le cose non siano andate molto bene per il collocamento delle azioni della Casa editrice di Confindustria, lo sanno anche gli uscieri di viale dell'Astronomia. Nei road show a Parigi, a Londra e a New York, gli investitori istituzionali sono rimasti freddi di fronte alle parole del presidente Giancarlo Cerutti e dell'amministratore delegato Claudio Calabi. Anche il mondo degli industriali non si è scaldato più di tanto nonostante Cerutti avesse scritto una lettera calorosa a tutti gli imprenditori associati affinchè sottoscrivessero le azioni.

Le richieste dei risparmiatori sono state 27.915, un numero tutto sommato modesto, anche se il giornale di Confindustria si è sforzato di definirlo un successo.
A guastare la festa però è soprattutto il Bragantini che con una lunga lettera indirizzata a Flebuccio De Bortoli, spara cannonate micidiali. La prima è indirizzata al prospetto informativo di 600 pagine, un malloppo pazzesco che a suo dire ha abbattuto ettari di foresta amazzonica e ha violato il Trattato di Kyoto. Che i prospetti per le quotazioni in Borsa siano illeggibili e insopportabili è vero, ma l'obiezione di Bragantini sarebbe debole se non ci fossero i rilievi di merito che l'economista formula dopo aver letto le 600 pagine.

La più rilevante riguarda l'affermazione contenuta nel prospetto sulla proprietà del Gruppo. L'eroico Bragantini rileva l'ilarità del passaggio in cui si legge che il Gruppo "Sole 24 Ore" non è soggetto all'attività di direzione e coordinamento di Confindustria. Per lui questa tesi è una sfida alla legge di gravità, un'arrampicata sugli specchi perchè "Confindustria non solo detiene, tramite il presidente, oggi il 100% del capitale e domani un solido controllo di diritto, ma nominerà 14 amministratori su 15, i quali scelgono direttori e management".

E' difficile dar torto al Bragantini di Imola che sibila tra i denti con la stessa freddezza con cui parla il suo amico Gad Lerner all'"Infedele" dove è ospite abitudinario. E' difficile anche per Flebuccio De Bortoli, direttore del quotidiano, rispondere con argomenti robusti all'obiezione sulla proprietà del giornale che dopo la quotazione in Borsa resterà saldamente nelle mani di Luchino e dei suoi successori. Al povero De Bortoli non resta che difendere la quotazione definita con parole miserelle: "un piccolo ma significativo passo avanti anche per l'editoria italiana che soffre diverse anomalie proprietarie".

5 – MORETTI, TAR-CRASH SU SIRTI?
E' cominciato il conto alla rovescia per la sentenza del Tar del Lazio sull'appalto miliardario delle Ferrovie dello Stato alla società Sirti. Tra due giorni si riunisce la Camera di Consiglio, presieduta da Pasquale De Lise, un magistrato di lunga carriera che finora non è scivolato su bucce di banana.
L'affidamento a Sirti dei servizi informatici è stato deciso dall'azienda di Moretti e dai suoi collaboratori con una procedura criticata da molti giornali. E ciò che più ha sorpreso è stato il prezzo che le Ferrovie dovranno pagare all'azienda milanese, una cifra che supera di 135 milioni di euro l'offerta degli altri concorrenti.

Le Ferrovie non se la passano bene, Moretti e Cipolletta devono fronteggiare i buchi della Finanziaria e l'ira di Di Pietro, ma ritengono di poter spendere 135 milioni di euro in più per dotarsi di un servizio che gli veniva offerto da 10 anni da un'azienda di informatica alla quale per liberarsene dovranno versare altri 67 milioni di euro.

In questa situazione Sirti, assistita davanti al Tar dallo studio Erede Bonelli e Pappalardo (al quale il giornalista Franco Stefanoni dedica pagine illuminanti nel suo libro recente "Il Codice del potere"), spinge sull'acceleratore e annuncia di aver firmato ieri a Tripoli un'alleanza con il figlio di Gheddafi per una società mista nei trasporti e nell'energia. La notizia arriva alla vigilia della sentenza del Tar, ma ai piani alti di Sirti temono i colpi a sorpresa. Uno di questi riguarderebbe - secondo indiscrezioni raccolte da chi ha letto le carte - l'offerta tecnica di Sirti dove sarebbero state copiati interi capitoli dall'enciclopedia online Wikipedia.
Orrore, orrore!

Dagospia 04 Dicembre 2007



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