lunedì, 29 settembre 2008

Categoria : promotori finanziari, osservatorio albo




valigioni e valigette

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni

Settembre 2008

Nuovi arrivi in Banclays Bank Plc. Si Tratta di Fausto Zoli (FC) ex Banca Bnl Investimenti, Fulvia Beltrami (RE) e Filomena Neri Scalise (PR) ex Unicredit Xelion Banca, Ennio Biffoni (BO) e Augusto Davolio (RE) ex Banca Agricola Mantovana, Simonetta Bersani (PC), Renato Cantarelli (PR) e Tommaso Pizzaghi (PC) tutti e tre provenienti da Banca Mediolanum.
Stefano Cocci (PO) lascia FinecoBank per entrare in Azimut Consulenza Sim.
Banca Fideuram recluta pf da Finecobank Xelion e da Banca Mediolanum. Da FinecoBank arrivano Antonio Bellecci, Angelo Barbaribo e Marzia Farioli. Da Mediolanum proviene invece Gianni Enrico Franceschini.
San Paolo Invest Sim strappa 2 pf a Allianz Bank (Giuseppe De Simone e Ennio Dell'Anno) e 3 a Banca Mediolanum Marco Bona, Andrea Falcone e Giuliano Pazzaglini).
Credit Suisse Italy strappa Leonardo Leonardi ad Azimut Consulenza Sim. Leonardi assume l'incarico di branch manager e dovrà sviluppare il Triveneto. Vanta una pluriennale esperienza manageriale maturata in Azimut Consulenza Sim e Genercomit Distribuzione Sim.
Esodo di pf da Banca Network Investimenti verso Credem nella Toscana. Si tratta di: Renato Magnani, Mario A. Carlesi, Massimo Kaufmann, Alessandro Gulizia, Daniele Paolini , Paolo Vitaloni , Egidio Sozzi, Aurelio Risaliti Mario Marzini , Massimiliano Carlesi Monica Nesti , Tiziana Viligiardi, Pierluigi Reale, Paolo Burroni, Emanuele Passerini , Leonardo Giovannelli, Massimo Masotti.

Agosto 2008

La Divisione Promotori Finanziari di Banca Nuova (Gruppo Banca Popolare di Vicenza) si rafforza sul territorio laziale. La notizia recentissima è l’ingresso di Massimo Trotta, proveniente da Banca Euromobiliare, che affiancherà l’Area Manager Roberto Giubilei con l’incarico di sviluppare un nuovo progetto riservato alla clientela di alto profilo; ulteriori ingressi nel Lazio hanno riguardato Maurizio Benedettini da BNP, Giancarlo Oliva da Bipielle Net, Francesca Pirozzi da Ubi Sim, Giovanni D'Arpino da Allianz Bank e Francesco Campi da B.Roma. Anche in Sicilia si registrano nuovi importanti ingressi: Giuseppe Peci e Domenico Bondì, entrambi provenienti da B.Fideuram, Salvatore Marano, Orazio Murabito e Agatino Costa da Banca Sella, Patrizia Angelo da Fineco. La struttura calabrese, infine, è cresciuta grazie alle entrate di Fabio Castiglione da Credem, Franco Romeo e Stefano Albanese da B.Generali

Luglio 2008

Az Investimenti Sim ingaggia Vito Fernando D'Onghia (ex divisional manager di Banca Fideuram nel Veneto).
Apogeo Consulting Sim recluta i primi due manager. Si tratta di due professionisti ex-Dival, Guerrino Zanette per l'area Nordest e Gianfranco Dentella per il Nordovest.
Banca Sara PFS scippa 3 pf a Banca Generali nel Triveneto: Riccardo Fasoli, Marco Mario e Davide Riva.

Maggio 2008

L'amministratore delegato Ugo Ruffolo si dimette da Alleanza Assicurazioni dopo un triennio di lavoro. Le deleghe dell'amministratore delegato sono state assegnate al presidente Molinari mentre le attivita' operative sono state subito affidate ai due direttori generali Panizza e Rizzuti.
Bruno Polo (GR) e Franco Nucatola (PA) lasciano Axa Sim (ora Mps BP) per entrare in Banca Network Investimenti.
Marco Riva è il nuovo direttore commerciale di Banca Sara Private Financial Services. Riva vanta una pluriennale esperienza manageriale maturata in Zurigo Sim, Credem e nell'ultimo anno in Banca Mediolanum.
In AZ Investimenti Sim entrano i pesi massimi. Si tratta di Aldo Alberto Mondonico e Davide Boneccher, tra i migliori portafoglisti della Lombardia di Banca Fideuram.
Virgilio Ducci (FI) lascia Banca Mediolanum per entrare in Azimut Consulenza Sim.




Postato da Uncas il 14:39
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giovedì, 25 settembre 2008

Categoria : filosofia




ora fatela in Cina!

(Glinik 2008)

siamo un paese di pazzi, abbiamo una classe politica - di destra e di sinistra - fra le più arretrate e corrotte del mondo, che occupa il potere e pensa solo a riempirsi la pancia.

abbiamo una classe imprenditoriale di seconda o terza generazione che pensa solo a come spendere i soldi fatti dal papi o dal nonno che - lui sì - si è fatto il mazzo nella fabbrichetta.

abbiamo una generazione a cui sarebbe lecito guardare con un minimo di speranza ma che non si sporca le mani nemmeno se li ammazzi.

eppure si respira la bellezza che fu di Leonardo e di Dante, di Giotto e di Caravaggio. E il semplice venire in contatto con le industrie che hanno fatto la storia dell'autoNobile, genera nuova bellezza e nuovo senso di appartenenza ad una storia:

“Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,

Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;

Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via”

(T.S. Eliot, Cori da “La Rocca”, BUR, Milano 1994,p.99)

la moto Ferrari V4 superbike e il suo creatore

(Glinik 2008)




Postato da Uncas il 22:25
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lunedì, 22 settembre 2008

Categoria : alitalia, fantozzi




qualcuno dovrà dirglielo ....

al Prof. Avv. Augusto Fantozzi
Commissario Straordinario di Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. in a.s., di Alitalia Airport S.p.A. in a.s., di Alitalia Express S.p.A. in a.s., di Alitalia servizi S.p.A. in a.s. e di Volare S.p.A. in a.s. che ieri ha pubblicato un appello per "salvare Alitalia" occorrerà dire che

Colaninno i soldi non li ha ma se li è fatti prestare da ...Lehman Brothers.

In Israele i conti Alitalia sono stati sequestrati per pagare i debiti della compagnia.

Giovedì verrà revocata la "patente" della Compagnia Aerea ...




Postato da Uncas il 15:52
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venerdì, 19 settembre 2008

Categoria : tutela legale, consiglipergli acquisti, patti chiari, lehman brothers




Il fumo danneggia te e chi ti sta intorno

Fumare in gravidanza fa male al bambino

sono due consigli che trovo riportati sulla scatola dei sigari che ho appena comprato ...

Io di solito non fumo se ho intorno altre persone e penso di avere dei limiti seri a rimanere incinto ...

Perchè allora i produttori di derivati ... del tabacco si affannano tanto ad avvertirmi  dei rischi che posso correre? Perchè sono buoni e non vogliono che io mi buchi un polmone? Forse ... ma soprattutto perchè il giorno che mi dovessi ammalare di cancro (e qui proseguo con una sola mano) mi potranno dire "ti avevamo avvertito!"

Ma nel settore mobiliare non basta avvertire dei rischi, e dunque, dopo il Testo Unico della Finanza, le regole imposte dai regolamenti Consob su Intermediari e PF, la MIFID, dopo i vari scandali Parmalat, Argentina e Foryou Myway, la strategia è cambiata: fino all'ultimo ti dico che l'obbligazione è affidabile.

Il consorzio Patti Chiari fino alle 12 di lunedì 15 settembre - cioè mentre i dipendenti di Lehman Brothers Europe si stavano recando dal cartolaio a comprar scatole di cartone - manteneva più di una obbligazione LB fra quelle "a basso rischio". Il Consorzio (la peggior pezza che il sistema bancario poteva mettere sullo strappo generato dagli scandali bancari di cui sopra) ha sostenuto ben oltre il limite della decenza e della razionalità, che Lehman Bros. fosse affidabile: perchè?

Perchè così potranno dire "hanno fregato anche noi ... e ci costituiamo parte civile per chiedere i danni" ... e i bilanci? E gli articoli di giornale? 

Disclaimer
Il Consorzio PattiChiari, con l'iniziativa Obbligazioni a basso rischio / rendimento intende fornire ai risparmiatori italiani una rielaborazione in forma sintetica, espressa in linguaggio semplice, di dati e informazioni già disponibili sul mercato finanziario, attraverso più operatori tradizionalmente accreditati.

Il Consorzio non intende pertanto fornire in alcun modo dati o informazioni nuove o diverse da quelle già disponibili e non ne garantisce in via autonoma la qualità e l'attendibilità.

L'informazione è sintetizzata attraverso l'inclusione dei titoli aventi determinate caratteristiche in una lista di Obbligazioni a basso rischio / rendimento ; la metodologia alla base della elaborazione della lista è contenuta nel presente documento. La metodologia si fonda su criteri di analisi e su dati della massima affidabilità, ampiamente sperimentati e normalmente utilizzati nei mercati finanziari internazionali.

L'iniziativa non implica in alcun modo una garanzia al risparmiatore sul rimborso del capitale investito o contro il rischio di perdite, né un giudizio autonomo sulla qualità o sull'affidabilità dell'emittente o dell'emissione. Del pari, non implica alcun giudizio sugli emittenti e sulle emissioni non censite dalla lista.

L'iniziativa non vuole neppure rappresentare una sollecitazione all'investimento in obbligazioni e, tantomeno, in quelle presenti nell'elenco, la cui valutazione compete unicamente all'investitore, sulla base delle proprie specifiche esigenze e i cui atti di acquisto sono disciplinati dalle norme di legge vigenti in materia.

Il Consorzio aggrega ed elabora, secondo la metodologia indicata, dati e notizie forniti da altri e non assume pertanto alcuna responsabilità per gli eventuali danni di qualsiasi natura sofferti dagli investitori o da altri soggetti in conseguenza di perdite nelle quali essi siano incorsi a seguito delle scelte di investimento effettuate sulla base della lista delle Obbligazioni a basso rischio / rendimento.




Postato da Uncas il 09:55
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mercoledì, 17 settembre 2008

Categoria : generali, alitalia, unipol, mediolanum, lehman, cattoplica




little boxes

Un dipendente esce dalla sede di Londra (Reuters)

è tutto in quelle scatole di cartone, il fantasma che si aggira, questa volta, per tutto il globo.

E' lui che ha convinto tutte le banche centrali contemporaneamente a restituire al mercato quella liquidità che era stata negata in nome del controllo dell'inflazione.

Ma noi siamo un'isola felice, ancora stamattina c'era chi spergiurava in TV che "l'Italia è diversa, abbiamo delle protezioni diverse ..."

Di quali protezioni vada cianciando l'ennesimo guru (a proposito, ricordate il post del 20 agosto??) nessuno lo sa, ma una cosa è certa: i titoli strutturati con sottostante Lehman attraversano i portafogli dei clienti bancari italiani in senso trasversale:  la vera unica diversità del sistema Italia, è evidente, sta nel fatto che i dipendenti di un'azienda già fallita da anni, invece di levarsi  dalle scatole con le scatole, si permettono di bloccare gli aeroporti


Nel frattempo, qualcuno comincia ad uscire allo scoperto: Mediolanum ad esempio ha dichiarato di aver venduto polizze index con titoli Lehman per un ammontare nominale di 213 milioni di euro (160 alla valorizzazione di mercato di fine agosto, quando le quotazioni erano già scese ma non ancora collassate): il gruppo guidato da Ennio Doris sta "ragionando su una qualche soluzione per i clienti, per non lasciarli soli". Dal canto suo Unicredit sta ancora facendo una ricognizione sul tutto il gruppo, ma il problema "sembra ben gestibile", insomma non dovrebbe avere dimensioni molto estese e comunque "ci sono riflessioni, per capire i contratti e le soluzioni migliori, per i clienti e per la banca".

Cresce, quindi, la consapevolezza che dopo Cirio, Parmalat e i derivati, il sistema non può trovarsi esposto ad un nuovo danno reputazionale. Stanno facendo ancora i conti anche ad Ubi, anche se i volumi sembrerebbero poca cosa, mentre Intesa Sanpaolo non aveva questo tipo di prodotti (attraverso Intesa vita, Eurizon vita, Sud Polo vita e Eurizon life). Diverso è invece il discorso per Unipol (che ha varie emissioni linked con il marchio Lehman) ma ha dato solo l'esposizione lorda del gruppo (250 milioni) non quella della clientela. Cattolica assicurazioni ha dichiarato - per quanto riguarda le polizze - un'esposizione pari a 30 milioni nelle gestioni separate (quindi con rischio a carico di Cattolica) e 22 nelle index linked. Il gruppo Generali invece non ha titoli Lehman nelle index vendute alla clientela.




Postato da Uncas il 09:31
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lunedì, 15 settembre 2008

Categoria : truffe, tremonti, tutela legale, mutui, consiglipergli acquisti




ATTENZIONE POST TRIVIALE

e 'l cul chi 'l mette?

Come anticipato quasi quattro mesi fa, il provvedimento "salvarata" varato dal ministero dell'Economia in accordo con l'ABI è un'ampia delusione, un pannicello caldo, un nascondere il problema sotto il tappeto, una turlupinatura, un pacco, una sola, una fregatura, una bidonata, una batosta, un imbroglio, un raggiro insomma, come dirlo meglio, un'inculata ...

ora se ne sono accorti anche loro ...

Quello che pubblico è un documento esclusivo: uno dei primi prospetti consegnato ad un cliente che mi è venuto a chiedere "devo aderire?"

Ho risposto "... in giro c'è qualcuno che glie dà gusto ..."

Tecnicamente: si tratta di un accantonamento in barba al divieto di anatocismo e ancora nessuno spiega se comporta una ulteriore segnalazione in Centrale Rischi ...

PROPOSTA ABI GOVERNO




Postato da Uncas il 16:40
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sabato, 13 settembre 2008

Categoria : prodi




ellekappa


Postato da Uncas il 15:00
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mercoledì, 10 settembre 2008

Categoria : antitrust, consob, contratto promotori, isvap




se 'n c'ariva

...ce tira 'l cappello

un'amica mi ha ricordato, l'altra sera, questo proverbio popolare perugino, ed è quello che ha sempre ben descritto - a mio modo di vedere - la vicenda dello studio Consultique di Cesare Armellini, tornata d'attualità per l'indagine dell'antitrust.

Premetto che sono affascinato dal "fenomeno" consulenza indipendente e sono iscritto alla newsletter di Consultique con la possibilità - peraltro teorica visto il daffare che ho già ora - di fare consulenza visto che CoNSoB ritiene il mio un "mandato libero" ...

Ma quando ho partecipato a Firenze ad uno dei primi seminari con cui Consultique si faceva conoscere (era circa il 2002) la prima impressione fu "ecco un altro che mi vuole fare da supervisore!!" Uno che se non ci arriva ci tira il cappello, appunto.

La cosa è stata confermata dai successivi aggiornamenti del "sistema" Consultique: manuali, software (e relativi aggiornamenti), corsi (a pagamento) e successivi richiami ... di fatto non meno di quello che costava pagare il subaffitto dell'ufficio e il subnoleggio del computer più caro del mondo al capo dei nasirossi ...

E mi chiedo da sempre, ma i commercialisti fanno i corsi di aggiornamento obbligatori? E i medici? E gli avvocati?

Noi viviamo per il mercato e del mercato, aggiornarsi è un obbligo operativo prima che morale, perchè dobbiamo continuare a fare i ridicoli corsi di aggiornamento ISVAP, ANTIRICICLAGGIO, MIFID e quant'altro si stanno inventando le varie autorities e le nostre mandanti per impedirci di essere realmente autonomi e liberi professionisti?




Postato da Uncas il 12:42
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domenica, 07 settembre 2008

Categoria : alitalia, consob




L'operazione Fenice assomiglia sempre più all'"affare" Alfa Romeo IRI Fiat, secondo me i "capitani di Ventura (che hanno investito meno di quello che costa un monolocale in periferia, e promettono di tirar fuori meno di quanto spendono in yacht) alla fine venderanno ad Air France con buona pace dell'italianità e degli esuberi (che sono 10mila, non certo quelli che dice Colaninno padre). Intanto Marco Travaglio abbandona il suo aplomb e manda segnali di velata insofferenza a Colaninno (figlio, eletto col PD): "LEVATI DAI COGLIONI"!

Ma finalmente qualcuno fa le pulci al piano di rilancio e rende possibile fare qualche confronto ...

IL PROGETTO FENICE? SALVATAGGIO DI AIR ONE E BANCHE CHE L'HANNO FINANZIATA ‘SOLE 24ORE’: ’PIENA LUCE SULLA REALE ESPOSIZIONE VERSO TOTO DI BANCA INTESA’ È RISIBILE CHE LA VALUTAZIONE ALITALIA (300 MILIONI) SIA PARI A QUELLA DI AIRONE

Gianni Dragoni per il Sole 24 Ore

È un confronto perdente, quello tra il piano Passera Colaninno per la «nuova Alitalia» che è stato accolto con le fanfare dal Governo e l'offerta di acquisto presentata da Air France-Klm nei mesi scorsi, che fu affossata da Silvio Berlusconi [con il consenso di Romano Prodi ndr] in campagna elettorale e respinta dai sindacati. In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese. Anzi, numerosi appaiono i peggioramenti, per la compagnia e i lavoratori, per i consumatori, per i contribuenti, per creditori e azionisti. Dalle informazioni disponibili si possono sollevare interrogativi che vanno ad aggiornare il decalogo pubblicato sul Sole 24 Ore il 25 luglio. Inoltre, non è comprensibile quali vantaggi rechi l'integrazione con AirOne, aviolinea privata in difficoltà che Intesa Sanpaolo ha voluto includere nella «nuova Alitalia».

1. I VANTAGGI DELL'ITALIANITÀ L'elemento da cui è partita l'opposizione politica e imprenditoriale al piano Spinetta era la mancanza di «italianità ». Solo questa caratteristica – si disse – sarebbe stata una garanzia per i passeggeri nazionali, le imprese, il turismo, con il mantenimento di un maggior numero di voli intercontinentali e internazionali diretti. Ebbene, le destinazioni della «nuova Alitalia » saranno 65, inferiori alle 84 di Air France. Ci sarà una concentrazione sul mercato nazionale ed europeo (dove si perdono più soldi per l'attacco delle low cost), con pochi collegamenti intercontinentali. I voli a lungo raggio della nuova società oscillano, secondo i primi annunci, tra 13 e 16 destinazioni, contro le 15 previste da JeanCyril Spinetta all'inizio e destinate ad aumentare. Per i passeggeri italiani aumenterà la necessità di fare scalo a Parigi, Francoforte o Londra per voli lunghi.

2. FLOTTA RIDIMENSIONATA La riduzione di attività è inevitabile poiché il piano postula che la compagnia derivante dall'integrazione di Alitalia con Air One abbia circa 139 aerei, cioè 100 in meno delle 238 macchine impiegate dai due vettori. Spinetta prevedeva un'Alitalia con 137 velivoli, circa 40 in meno della sua flotta. I francesi inoltre prevedevano di aggiungere un aereo di lungo raggio all'anno dal 2010. Non si conoscono gli impegni di Colaninno in proposito. Poiché Alitalia già ha 175 aerei, più della flotta giudicata necessaria dal nuovo piano, a cosa serve aggiungere AirOne, con i suoi 60 aeroplani? L'aviolinea privata ha ordini per 60 nuovi Airbus 320 che consumano meno dei vecchi Md80 Alitalia. Ma il canone di leasing su questi aerei è molto più alto che sugli altri.

3. MONOPOLIO L'unione di Alitalia con il principale concorrente annulla quasi tutta la concorrenza sui cieli nazionali. La nuova società avrà mano libera nell'alzare le tariffe, con un beneficio di alcune centinaia di milioni sui conti. Fa sorridere chi sostiene che la concorrenza arriverà dal treno: l'alta velocità, quando arriverà, potrà forse essere un'alternativa sulla Roma-Milano, non sulle altre tratte. L'italianità, insomma, sarà pagata cara dai consumatori.

4. IMPEGNI FINANZIARI Air France-Klm si era impegnata a versare dentro Alitalia Spa – la società oggi commissariata – almeno un miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche circa 1,4 miliardi di debiti finanziari netti che invece il nuovo piano lascia nella bad company. Di fatto, l'impegno di Air France era di 2,4 miliardi circa. E non ci sarebbe stata una bad company da scaricare sullo Stato o sui creditori/azionisti. La Cai ha annunciato un impegno fino a un miliardo. Per ora, i suoi soci hanno versato 160mila euro. E nell'«information memorandum » del Progetto Fenice si legge che il nuovo capitale versato «per cassa» dai soci entro il 2008 sarà di 800 milioni, «soggetto al verificarsi di talune condizioni sospensive ». È da chiarire quale sarà la somma effettiva, comunque inferiore al miliardo. Quanto a AirOne, lo stesso documento dice che, attraverso un aumento riservato, conferirà«taluni rami aziendali per un controvalore pari a 300 milioni», che porteranno il capitale a 1,1 miliardi. AirOne non mette soldi. Quali siano i «rami aziendali» il documento non lo precisa. Certo non aerei, perché i suoi jet sono in leasing. L'impegno degli investitori «italiani » è meno della metà dei francesi. Resta un buco di almeno 1,4 miliardi nella bad company: debiti che verranno pagati dallo Stato (si stima per un miliardo), dai creditori, dagli azionisti.

5. E’ RISIBILE CHE LA VALUTAZIONE DI ALITALIA (300 MILIONI) SIA PARI A QUELLA DI AIR ONE Si sostiene che la Cai ha fatto un'offerta di circa 300 milioni per comprare la parte buona di Alitalia, gli slot, il marchio, con gli aerei migliori. Un valore analogo viene attribuito ai conferimenti di AirOne. Non è giustificabile attribuire valori simili a società che non sono comparabili. Ed è risibile che la polpa buona della compagnia pubblica valga così poco. Alitalia possiede slot pregiati a Heathrow, Parigi, Francoforte, Duesseldorf, Madrid che valgono svariate centinaia di milioni. Ha un marchio noto nel mondo, una rete di vendita internazionale. Perché il commissario Augusto Fantozzi non apre una procedura trasparente di vendita, dando anche ad altri (Air France o Lufthansa, ad esempio) il tempo di fare un'offerta? Dovrebbe essere suo interesse massimizzare il ricavato per creditori e azionisti.

6. IL VALORE DI AIR ONE Il Progetto Fenice non spiega quale sia il beneficio portato da AirOne. La compagnia di Carlo Toto ha una rete sovrapposta ad Alitalia, gli aerei mezzi vuoti e perde soldi: nei primi sei mesi del 2008 il coefficiente di occupazione posti è del 56,8%, il più basso d'Europa tra le circa 30 compagnie dell'Aea (media 74,4%, Alitalia ha il 68,2%). I conti veri di AirOne sono quelli del consolidato di Ap Holding (ApH), la controllante creata a fine 2006 da Toto con una complessa manovra di rivalutazione patrimoniale. Nel 2007 il gruppo ApH ha perso 32 milioni, con un fatturato di 785 milioni. I debiti del gruppo a fine 2007 erano 900 milioni e sono cresciuti a 1,1 miliardi nei primi sei mesi quest'anno. In larga parte si tratta di debiti per acquisire i nuovi A320 che sono collocati in società irlandesi, date in pegno alle banche finanziatrici e affittati a AirOne. Il Progetto Fenice suona come il salvataggio di AirOne e delle banche che l'hanno finanziata. Quali sono gli impegni e le banche esposte con Toto? Si sa di Unicredit, di Morgan Stanley, di sigle tedesche. Ci sarebbe più trasparenza se fosse fatta piena luce sulla reale esposizione verso Toto di Intesa.

7. FLOTTA E LEASING Alitalia ha 109 aerei in proprietà. La flotta era iscritta nel bilancio 2007, approvato anche dal ministero dell'Economia, per un valore di 1,98 miliardi di euro: è compresa o no la flotta nell'offerta da circa 300 milioni di Colaninno? Nel Progetto Fenice si legge che «la Newco acquisterà dalla vecchia Alitalia 43 aerei per 772 milioni, accollandosi debiti per 522 milioni». Sembrerebbe che questo impegno si aggiunga ai circa 300 milioni offerti per la compagnia. Non si tratta di una valutazione generosa: i debiti legati agli aerei (tra cui 6 Boeing 777 valutati 295 milioni, con 210 milioni di debito accollato) sono mutui per un'attività in funzionamento, allineati ai costi che si avrebbero con il leasing. Nel Progetto Fenice si dice che «Nuova Alitalia non deterrà aerei in proprietà, tutta la flotta sarà gestita in leasing ». Nessuna grande compagnia lo fa. Perché questa scelta? Forse per fare cassa vendendo gli aerei e ridurre il capitale versato dai soci? Toto sarà il fornitore privilegiato grazie ai suoi ordini per 60 A320 e realizzerà buoni guadagni con i canoni di leasing.

8. ESUBERI Il piano francese prevedeva 2.120 esuberi. Inoltre 3.300 lavoratori sarebbero rimasti in Az Servizi-Fintecna, con cinque anni di appalti garantiti. La «nuova Alitalia » ha detto che ha bisogno di 14.250 addetti, di cui 2.750 esterni. Poiché il gruppo Alitalia ha 18mila dipendenti e il gruppo AirOne 3mila, gli esuberi veri sono circa 7mila.

9. RISPARMIATORI INTRAPPOLATI La Consob ha sospeso azioni e bond Alitalia il 3 giugno, per evitare speculazioni. Così è stato impedito a soci e obbligazionisti di fuggire. Ora le azioni sono carta straccia.

10. LOCK UP E COMPENSAZIONI I 16 imprenditori intendono vendere tra cinque anni e non prima. Tuttavia il vincolo del lock up potrebbe essere aggirato con una ricapitalizzazione fatta da altri soci (per esempio Air France). Ci sono dubbi sugli interessi che hanno mosso i partecipanti alla cordata italiana, oltre alla possibilità di guadagnare rivendendo a un vettore europeo. Benetton e Gavio hanno già ottenuto dal Governo benefici con le nuove convenzioni autostradali.




Postato da Uncas il 17:01
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martedì, 02 settembre 2008

Categoria : profumo, geronzi, unicredit, mediobanca




una poltrona per due /3

si è mosso perfino Antonio Maccanico, lo scontro che contrappone due modi di vedere il mondo della finanza, il vecchio che resiste e il nuovo che avanza, prosegue ... 

GERONZI ACCETTI NAGEL COME AMMINISTRATORE E NAGEL ACCETTI GERONZI PADRONE
“NAGEL RIMUOVA GLI OSTACOLI AL FLUSSO DELLE INFORMAZIONI TRA DIRIGENZA E SOCI”
“NON HO SENSIBILITÀ POLITICA?, SE BISOGNA SEMPRE DIRE DI SÌ, SENSIBILE NON SONO”

Massimo Mucchetti per il Corriere della Sera

L'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo: «Sulla governance di Mediobanca, o si resta con il dualistico rimuovendo gli ostacoli al flusso delle informazioni tra dirigenza e soci, o si torna al tradizionale chiarendo bene i ruoli dei soci e del management. Il patto di sindacato serve per esprimere un voto coeso in assemblea, non a gestire l'azienda in dialettica con il management». Che cosa dirà Unicredit nel patto di sindacato di Mediobanca sulla governance? «Di non procedere per imposizioni».

Dice Alessandro Profumo: «Mediobanca è un unicum che sta diventando un'anomalia ». E' da qui che bisogna partire per capire la posizione di Unicredit, primo socio di Mediobanca con l'8,6%, nella battaglia per il potere che si sta combattendo in piazzetta Cuccia tra il management guidato da Alberto Nagel e Renato Pagliaro e il presidente del consiglio di sorveglianza, Cesare Geronzi. Il 28 luglio il consiglio di sorveglianza di Mediobanca aveva stabilito, anche con il voto di Unicredit, di abbandonare il regime dualistico, adottato un anno fa, per tornare a quello tradizionale, dove i poteri esecutivi sono condivisi tra management e soci. Una riforma della riforma che dovrebbe essere scritta entro il 18 settembre così da andare in assemblea il 28 ottobre. Ma nei giorni scorsi a Cortina l'amministratore delegato di Unicredit ha detto che la questione è aperta. E ieri il comitato strategico, unanime, ha confermato la linea.

Dottor Profumo, avete cambiato idea?
«No. Sulla governance, comunque sia, c'è un ripensamento di tutti. Stiamo alla sostanza. Tocca al management fare proposte spiegando a che cosa servono le innovazioni, e come incidono sul destino di Mediobanca. I soci valuteranno. Quello che conta è il prodotto finito. O si resta con il dualistico rimuovendo gli ostacoli al flusso delle informazioni tra dirigenza e soci o si torna al tradizionale chiarendo bene i ruoli dei soci e del management».

Che cosa vuol dire?
«I soci scelgono il management, ne decidono le remunerazione, stabiliscono il profilo generale di rischio e approvano il piano strategico sulla base delle proposte del management. E lo fanno in consiglio e assemblea, che sono gli organi del governo societario».

Ma Mediobanca ha un patto di sindacato...
«Che serve ai soci che lo formano per esprimere un voto coeso in assemblea. Non a gestire l'azienda in dialettica con il management».

Che cosa dirà Unicredit nel patto di sindacato di Mediobanca sulla governance?
«Di non procedere per imposizioni».

In effetti, la Borsa ha bocciato il cambio della governance.
«I mercati hanno temuto che l'autonomia del management fosse troppo ridimensionata».

Se Nagel chiedesse la maggioranza del comitato esecutivo per la dirigenza?
«Non commento le voci né spezzoni di proposta… ».

Ma in Unicredit come funziona?
«Le decisioni in materia creditizia le prende il management. Le decisioni strategiche le prende il consiglio su proposta del management che le prepara discutendone prima nei diversi comitati. Quando, in Mediobanca, ci verrà presentato un testo compiuto, lo valuteremo con tutto il tempo che ci vorrà».

Il 18 settembre non è una scadenza?
«Se entro quella data ci sarà un accordo sulla proposta del management, Unicredit darà la sua approvazione. Diversamente, bisognerà discutere ancora».

Fonti vicine alla presidenza di Mediobanca dicono che non si capirebbero i motivi di un rinvio né a chi gioverebbe.
«Non capisco la fretta. Se domani qualche azionista di Unicredit volesse cambiare il ruolo e i poteri dell'amministratore delegato, dovrebbe o assumersi la responsabilità di licenziarlo subito oppure coinvolgerlo seriamente.
Se ci fosse una forzatura in Mediobanca, Unicredit non darebbe la sua approvazione».

Il patto di sindacato vincola il voto dei partecipanti a maggioranza qualificata.
«Saggezza vorrebbe che non si arrivasse ai voti. Ma Unicredit intende proteggere il valore del suo investimento».

In attesa di vendere?
«Il patto scade a fine 2009. Poi per noi tutto è possibile».

Nel 2003 l'allora capo di Mediobanca, Vincenzo Maranghi, venne defenestrato con un'operazione che non sarebbe stata possibile senza Unicredit. Volevate modernizzare la finanza italiana, si disse. Obiettivo raggiunto?
«Il 2003 fu il primo tempo di un film al quale non è seguito il secondo: lo scioglimento del legame tra Mediobanca e Generali, un passaggio cruciale per la crescita industriale di entrambe. Dovessi indicare una soluzione ideale, vedrei una Mediobanca banca d'affari pura che trasferisce le partecipazioni in un fondo chiuso quotato. Questo fondo le potrebbe tenere magari per un arco temporale lungo, ma con lo scopo, dopo averle accompagnate nello sviluppo, di venderle bene...».

E invece?
«Invece Mediobanca aveva due partecipazioni strategiche, Generali e Rcs, e adesso ne ha tre: è arrivata Telecom».

Dove Unicredit non è voluto entrare.
«Non ne vedevamo la convenienza e il mercato ci sta dando ragione».

Sciogliere il legame Mediobanca-Generali avrebbe tranquillizzato Intesa e il suo presidente, Giovanni Bazoli.
«Certo. Ma Intesa non aveva ugualmente alcuna ragione di temere che Unicredit, tramite Mediobanca, influenzasse le Generali».

Ma è realistico allentare quello storico legame tra piazzetta Cuccia e il Leone di Trieste?
«Non troppo realistico. Ma ci si potrebbe arrivare, magari gradualmente, se le Generali facessero un'acquisizione o una fusione tali da diluire la partecipazione di Mediobanca».
O con una fusione tra le due società per dar vita al terzo polo della finanza italiana.
«In teoria tutto è possibile. In pratica, sta ai manager di Mediobanca e delle Generali prendere iniziative ».

Lei declinò l'invito di Bazoli a entrare in Rcs, perché ritiene, in linea con il presidente Ciampi, che banche ed editoria debbano restare separate. Però Unicredit è il primo azionista di Mediobanca primo azionista di Rcs.
«Credo che anche questo legame vada superato tenendo conto dei legittimi interessi dei soci, ma temo di rimanere inascoltato. Vittorio Colao, ricordo, ci stava provando con iniziative di sviluppo… ».

Per Bazoli e Geronzi Intesa Sanpaolo e Mediobanca sono banche di sistema.
«Fatico a capire. La Costituzione italiana, all'articolo 47, tutela il risparmio e fa bene. Le banche gestiscono e finanziano il futuro dei loro clienti. Per questo sono sottoposte a una forte regolazione, e di questo, semmai, bisognerebbe parlare. Le banche hanno anche bisogno di legittimazione sociale: la qualità del loro lavoro deve essere ed essere percepita come valida per le comunità all'interno delle quali le banche operano. Solo sulla base di queste premesse il profitto diventa valore, ovvero profitto sostenibile nel tempo. Diverso, invece, è il caso di una banca che obbedisce a interessi estranei a quelli degli stakeholders ».

Se proponessero a voi o a Mediobanca una partecipazione in Alitalia?
«In Mediobanca deciderebbe il management. Da noi lo stesso, ma nessuno ci ha mai fatto vedere una carta».

Mediobanca è un coacervo di conflitti d'interesse con le banche azioniste e i clienti che partecipano al controllo. Cuccia e Maranghi lo risolvevano negando di fatto ai soci il diritto d'intervento. E adesso?
«L' Italia era diversa: vigeva la legge bancaria del 1936, che impediva alle banche commerciali di avere partecipazioni nelle imprese, e lo Stato imprenditore era fortissimo. E comunque quello stile non reggeva più da tempo. Oggi la legge regola i rapporti con le parti correlate. La Consob avrà un ruolo importantissimo. Vedremo».

Nell'intervista di inizio agosto al Sole 24 Ore, Geronzi ha speso parole di apprezzamento per Intesa e per il ministro Tremonti con il quale, anni fa, c'erano stati forti contrasti. Un triangolo di ferro. Unicredit rischia l'isolamento?
«Questo modo di ragionare è sbagliato. Unicredit non si preoccupa di triangoli e quadrilateri, che, peraltro, cambiano al cambiare delle convenienze. A chi sussurra: Profumo non ha sensibilità politica, rispondo che, se per essere riconosciuti sensibili bisogna sempre dire di sì, sensibile non sono. La mia stella polare è un'altra: la creazione di valore. Quando il Credito Italiano, progenitore di Unicredit, venne privatizzato, operava solo in Italia, valeva 1,7 miliardi di euro e dava un ritorno sul capitale dell'1,2%. Non fu regalato. Valeva poco. Adesso, lavora in 22 Paesi, capitalizza 50 miliardi e dà un ritorno del 14%. E questo è anche frutto di una buona governance».




Postato da Uncas il 13:41
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