mercoledì, 28 gennaio 2009

Categoria : finanza, fiat, consiglipergli acquisti




a volte ritornano

Dopo la fregatura presa nell'autunno del 2005 le banche (SanpaoloIntesa in testa) tornano a prestare soldi alla FIAT.

Da una parte e dall'altra sono ancora in sella, o meglio al volante, gli stessi personaggi: Lucaluca ed Enrico Salza.

Oggi la FIAT capitalizza 4,24 €mld (poco più del 60% dei giorni dello scontro con i banchieri) e vale 3,8 euro per azione ... la debolezza del titolo e la scarsa difendibilità dei pacchetti di maggioranza, hanno fatto immediatamente tornare di moda alcune parole: italianità, cassa integrazione, aiuti statali.

La risposta del Governo non si è fatta attendere e così, mentre i governi di Gran Bretagna e Stati Uniti prestano soldi con operazioni di obbligazioni convertibili, o pretendendo di far parte della stanza dei bottoni, noi interveniamo a pioggia con gli spiccioli favorendo un po' tutti per non sembrare partigiani e provinciali: il contributo alla rottamazione sosterrà anche le vendite, per dirne una, della Renault.

Lo stesso avviene in Germania, ma con dimensioni dell'intervento ed effetti per i consumatori del tutto diversi.




Postato da Uncas il 14:30
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mercoledì, 28 gennaio 2009

Categoria : finanza




il Re è nudo

Stefano Lepri per "La Stampa"

Non sono mai stati così impopolari, i potenti del capitalismo globale che da oggi, come ogni anno, si riuniscono nel meeting del World Economic Forum. I loro ranghi sono sfoltiti perché alcuni sono stati travolti da scandali, altri hanno perso il posto, altri ancora hanno perso l'azienda, due perfino sono in galera. Hanno preferito chiamarsi fuori all'ultimo momento, benché il posto lo conservino, due importanti banchieri come Vikram Pandit della ridimensionata Citicorp, e Bob Diamond della Barclays.

Eppure, tra quelli che possono permettersi la spesa, la voglia di vedersi qui non è scemata. Nel cementizio Palazzo dei congressi sotto la neve, guardato da militari svizzeri con le armi spianate, si raggiungerà un record di affollamento: 1.590 capi-azienda, 41 capi di governo, 150 tra ministri (tra cui Giulio Tremonti) e alti funzionari di governi o di organizzazioni internazionali, un centinaio di intellettuali (tra cui l'economista Mario Monti), perfino una decina di leader di varie religioni, nonché 225 firme del giornalismo, un totale di 2.500 persone.

«Davos è un po' il sanatorio in cui gli infortunati cercano di recuperare la salute» dice Klaus Schwab, l'astuto professore tedesco che ha messo in piedi l'imponente impresa convegnistica. Paragone strano, dato che il passato di città-sanatorio per tubercolotici (prima della scoperta della penicillina) Davos ha sempre cercato di farlo dimenticare; ma è inevitabile ricorrere a questo paragone quando l'autostrada su cui correva la globalizzazione è stata bloccata da un colossale tamponamento a catena.

Il sanatorio, si sa, è piuttosto caro. Si guarisce? Forse no, come nel romanzo di Thomas Mann che è d'obbligo citare. E quale è la cura? Tra gli sponsor del Forum, figura ancora la Satyam, multinazionale indiana del software, buco nero dove è sparito un miliardo di dollari, ora commissariata dal governo di Delhi mentre i due fondatori, i fratelli Raju, a Davos non possono venire perché sono dietro le sbarre.

Tra i co-presidenti del meeting di quest'anno c'è Stephen Green, capo della più grande banca britannica, la Hsbc, finora ostile alla parziale nazionalizzazione offerta dal governo di Londra, ma forse anche in segrete trattative per un soccorso cinese. Le ricette non mancano. Anzi, a dire il vero, c'erano già l'anno scorso.

Fu qui che Dominique Strauss-Kahn invitò i governi del pianeta a spendere in deficit per contrastare la crisi, svolta clamorosa dopo che per sessant'anni l'istituzione ora da lui diretta, il Fondo monetario internazionale, aveva predicato il contrario. Tornerà a Davos, Strauss-bKahn, per dire che ancora i governi hanno fatto poco, mentre il tempo stringe; ad esempio la Germania ha varato due settimane fa misure di rilancio che il Fmi suggeriva allora.

Di mezzo non c'è stato solo il lungo periodo che il cambio di governo prende negli Stati Uniti. Tim Geithner l'anno scorso, insieme con Mario Draghi, ammonì i banchieri che o facevano pulizia da loro o i governi avrebbero dovuto provvedere d'autorità; per mesi i banchieri hanno cercato di far finta di nulla, e ora, divenuto ministro del Tesoro di Obama, costretto a sorreggere le banche da tutte le parti Geithner si domanda se sarà costretto a nazionalizzarne qualcuna.
Di sicuro per i banchieri (per l'Italia, ci sono Corrado Passera e Alessandro Profumo) la medicina sarà amara; a prenderla, da Wall Street di nomi grossi arriveranno soltanto Jamie Dimon di JP Morgan Chase e Gary Cohen di Goldman Sachs. Anche quelli che conserveranno la poltrona, dovranno accettare regole e controlli più stringenti. Solo il 36% degli americani e il 27% degli europei ora si fidano delle banche. Ma non per questo sembra cresciuta la fiducia nelle istituzioni che dovranno controllarle; negli Stati Uniti e in Gran Bretagna senz'altro colpevoli di aver chiuso entrambi gli occhi.

Spetta ai governi prendere misure per evitare il peggio. Che quelle già prese non bastino è opinione diffusa. Rischiano di non bastare i soldi, neanche azzardandosi a chiederne ai mercati in misura mai tentata prima, 3.200 miliardi di dollari nel 2009 tra Stati Uniti, Europa e Giappone, il doppio del 2008. I soldi in cassa, al momento, li ha solo la Cina: chissà se il primo ministro Wen Jabao che parlerà oggi, non faccia capire che cosa farà con il suo tesoro di riserve valutarie, 1.700 miliardi di dollari.

AndTANTI JET PRIVATI MA NON È PIÙ TEMPO DI PARTY...
Sic transit gloria mundi: un segno di distinzione, negli anni scorsi a Davos, era riuscire a farsi invitare al ricevimento della Goldman Sachs. Quest'anno nessun problema, non si fa; e nemmeno quello della Citibank. Almeno i segni esterni di sfarzo vanno evitati, in questi tempi grami per le banche; ora che tutto il mondo ghigna su divinità cadute, e il clima è quello del «ridateci il malloppo».

Grandi banchieri che l'anno scorso erano sulla cresta dell'onda ora sono circondati dall'obbrobrio. La parola d'ordine è: tagliare le spese, soprattutto quelle che si vedono (ma il traffico di jet privati all'aeroporto di Zurigo è intensissimo). Perfino nella paciosa Svizzera Marcel Ospel, già capo del colosso bancario Ubs, e negli anni scorsi grande sponsor del World Economic Forum, è stato costretto a restituire una gratifica speciale che si era concesso, l'equivalente di circa 18 milioni di euro.

Non è più il tempo di lussi come il cestino della carta straccia di John Thain, ex capo della Merrill Lynch e di Bank of America, costato ben 1.700 dollari, forse perché opera di qualche designer molto alla moda. Quella somma Thain dovrà restituirla, insieme con il resto della somma spesa per rinnovare il suo ufficio, 1,2 miliardi di dollari. La Bank of America lo ha licenziato proprio alla vigilia del viaggio a Davos, a cui ha dovuto rinunciare. A ruota, gli è arrivato un mandato di comparizione al Tribunale di New York.

Qualcuno di loro aveva cercato anche di sfuggire alla sventura: Richard Fuld, l'antipaticissimo capo della fallita Lehman Brothers, ha fatto gran chiasso per l'asta dei quadri e degli oggetti d'arte che aveva raccolto nella sua casa di New York, messa su da Christie's per pagare i debiti: incasso 13,5 milioni di dollari. Poi si è scoperto che aveva cercato di imboscare la villa in Florida, vendendola fittiziamente alla moglie per una decina di dollari.

E pensare che, dando il suo profilo per il Forum dell'anno scorso, Fuld aveva insistito che la Lehman spendeva molto in beneficenza e cause nobili. Ma non si tratta solo di banchieri. Un altro habitué di Davos negli anni scorsi, l'ex amministratore delegato della Deutsche Post Klau Zumwinkel proprio ieri è riuscito ad evitare di un soffio il carcere per evasione fiscale. E' accusato di aver frodato al fisco della Repubblica federale centinaia di migliaia di euro, imboscandoli in Liechtenstein.




Postato da Uncas il 10:27
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mercoledì, 21 gennaio 2009

Categoria : crisi




miccia corta

le banche iniziano a tirare la riga sotto i conti 2008, la prima a dar giù di brutto è stata RBS, ma anche le altre non stanno meglio, chi sarà la prima a saltare in Italia?

se ne parla nel FORUMPROMOTORI




Postato da Uncas il 14:07
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mercoledì, 21 gennaio 2009

Categoria : politica, obama




obama

(...) La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era.

(...) Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

(...) Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.

(...) Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.

(...) Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".




Postato da Uncas il 11:06
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lunedì, 19 gennaio 2009

Categoria : economia, finanza, informazione, tremonti, petrolio




tremendo Tremonti

tremonti

Qualcuno dovrà pur dirlo: il piano di risanamento dell'economia mondiale è AMORALE, sfugge ad ogni ipotesi di giudizio su cosa è successo o su chi ci ha condotti in fondo all'abisso: il primo - fra i politici - a farlo è stato Giulio Tremonti, che quanto agli interventi sul mercato interno o alle politiche di contrasto all'evasione fiscale ha molto da farsi perdonare, ma quanto allo sguardo d'insieme sull'economia e la finanza mondiale ha molto da insegnare: tutti lo deridevano quando al G8 di giugno propose misure contro la speculaizione nel settore petrolifero, oggi il petrolio costa il 25% di allora.

E oggi è l'unico a dire che non si possono iniettare capitali nelle mani degli speculatori che hanno portato ad un mercato dei derivati sovradimensionato, che hanno finanziarizzato l'economia reale, che hanno reso tossici i bilanci ed impossibile la certificazione degli stessi, senza prima chiedere che chi ha sbagliato paghi ... e la notizia, la "ciccia" giornalistica è "TREMONTI DA' RAGIONE A PRODI" ... cose da pazzi!


«O vanno a casa o vanno in galera, ma non possono continuare a tenere in ostaggio il mondo».
Secondo Tremonti bisogna intervenire per interrompere quella sorta di videogame «in cui dopo un mostro ne arriva un altro: all'inizio c'erano i mutui, poi il collasso del mercato finanziario, poi la borsa - ha ripercorso Tremonti la storia degli ultimi due anni - poi il fallimento delle banche, delle carte di credito e altri mostri possono arrivare fino ai derivati. Nessuno ha il coraggio di parlarne ma i derivati sono scommesse con cui la finanza è diventata speculativa e irresponsabile».




Postato da Uncas il 10:45
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mercoledì, 14 gennaio 2009

Categoria : alitalia




the official lobbie

airithansa

Almeno un vantaggio dalla vicenda Alitalia lo avremo: ora si sa chi lavora per chi: il Sindaco di MIlano e la Lega Nord per i tedeschi, Prodi e Veltroni per i francesi, Berlusconi per il sistema bancario (dove ne vedremo delle belle ora che gli uomini di Geronzi finiranno di occupare tutti i posti vuoti) ...

Mi viene in mente un secondo vantaggio: quando l'UE, su ricorso di Lufthansa, liberalizzerà la rotta Milano Roma, il biglietto costerà di meno (anche quello del treno che si era già adeguato al rialzo).

Questo per me è un vantaggio teorico, finché posso vado in macchina




Postato da Uncas il 10:16
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sabato, 10 gennaio 2009

Categoria : informazione




liquidità

perchè Dagospia citando Bloomberg parla di "bolla di liquidità"?

Si cercano forse nuovi "pesci" da immettere nello stagno della finanza mondiale?

Da Febbraio si dovranno certificare i bilanci delle società quotate ... e si prevedono ortaggi per diabetici!

LIQUIDITÀ, LA BOLLA BUONA...
C'è una nuova ed enorme bolla pronta a scoppiare negli Stati Uniti. Ma stavolta potrà portare un sorriso sui mercati finanziari. Si chiama liquidità. Secondo i dati della Federal Reserve, negli Usa 8.500 miliardi di dollari sono parcheggiati sotto forma di liquidità, depositi bancari e fondi monetari. Il 60 per cento circa della ricchezza americana, più di 3/4 della capitalizzazione in borsa delle società quotate.

La Bloomberg ha calcolato che un tale livello non si raggiungeva dal '90. E soprattutto che le 8 volte in cui la liquidità aveva raggiunto picchi simili c'è stato beneficio per i mercati: in media l'indice di borsa S&P 500 è salito del 24 per cento, grazie al progressivo sgonfiarsi dell'eccesso di liquidità. (Nicola Porro)





Postato da Uncas il 10:28
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sabato, 10 gennaio 2009

Categoria : bestiario, consob, promotori finanziari




derby

La CoNSoB mi fa un po' tenerezza ... come tutte le altre "autorità di vigilanza" arriva sempre a chiudere la stalla con i buoi in fuga, non fa un intervento preventivo che sia uno e, da marzo, nelle deibere di radiazione dei promotori finanziari, è attentissima alla privacy: pubblica nome, cognome ed indirizzo del PF colpevole ma, spesso, omette di citare l'Intermediario per cui ha operato il radiato.

La massima parte dei procedimenti sanzionatori vengono avviati su input dell'Intermediario ... che così spera di fare la sua porca figura a fronte di formazione del tutto inesistente e di attività ispettive interne volte solo a salvare la faccia e parare ... i colpi dell'avversa fortuna!

Non c'è traccia di una delibera che sia una, frutto di attività ispettiva preventiva dell'autorità di vigilanza.  

Mettere insieme le classifiche che seguono non è stato semplice, a volte ho dovuto prendere la delibera di sospensione cautelare precedente alla radiazione, a volte sono ricorso al mio personalissimo archivio ...

SCUDETTO

classifica a squadre dei radiati

Mediolanum 13
Fideuram 8
San Paolo Invest 3
MPS BP 3
Bipielle 3
Rasbank 3
Xelion 2
Credem 2
Banca Patrimoni 1
AZ Investimenti 1
B.ca Lombarda Private 1

COPPA ITALIA

classifica a squadre dei sospesi

Fideuram 8
Mediolanum 7
Rasbank 5
San Paolo Invest 5
Generali 3
Banca Sara 2
Axa 1
Banca Nuova 1
Banca Sintesi 1
BPEL 1
Credit Suisse 1
Euromobiliare 1
Finecobank 1
Laurin Cap. Management 1
Senza intermediario 1
Simgenia 1




Postato da Uncas il 10:13
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